Amadou Diawara sta bene ed è pronto a lottare insieme a noi. È questo il mood del momento del guineano che già prima che si fermasse il calcio a causa della pandemia di Coronavirus che sta rallentando il globo terrestre si era ripreso diciamo al 100%. Tanto che Fonseca aveva fatto più di un pensiero a portarlo a Siviglia per la gara di andata di Europa League in programma per il 12 marzo scorso. Diawara aveva svolto diverse sedute in gruppo, era già apparso sicuro nei primi allenamenti graduali e il ginocchio rispondeva bene senza creare problemi e aveva giocato contro l'Inter con la Primavera l'8 marzo.

Dopo il trauma distorsivo subito a Torino nella gara valida per i quarti di finale di Coppa Italia contro la Juventus all'Allianz Stadium il 22 gennaio scorso - dopo 76 minuti si era dovuto arrendere avendo riportato la lesione del menisco del ginocchio sinistro - Amadou aveva subito indicato la strada: non voleva operarsi. L'infortunio che aveva subito a ottobre - sempre al ginocchio sinistro, menisco interno con interessamento del legamento collaterale - durante Roma-Cagliari, infatti, già lo aveva costretto ad un intervento e a un lungo stop.

Rientrato nella sfortunata trasferta di inizio novembre contro il Moenchengladbach in Europa League, dove aveva giocato una mezz'ora con discreti risultati, non si era più fermato e si era ripreso la Roma. Punto fondamentale dell'asse centrale della squadra di Fonseca in mediana, il guineano in occasione della sconfitta interna della Roma con il Bologna di inizio febbraio aveva confidato nella pancia dell'Olimpico a Marco Di Vaio, dirigente dei rossoblù - che lo avevano lanciato in Serie A, rifacendo poi mezza squadra con la sua cessione - che non si sarebbe fatto toccare nuovamente il ginocchio. Terapia conservativa per tornare in campo, questa era stata la scelta dopo l'aperto dibattito tra scuole di pensiero su come trattare l'infortunio e cioè tra chi indicava come totalmente risolutoria l'operazione se fatta subito (con tempi di recupero però più lunghi) e chi invece suggeriva (con l'appoggio decisivo del numero 42 giallorosso) che la terapia sarebbe bastata.

Così è stato e al momento il giocatore, che come tutti i suoi compagni è rigorosamente a casa ma si allena tutti i giorni, è ristabilito. Già Fonseca nelle ultime conferenze stampa prima del lockdown del calcio (ma già da metà-fine febbraio, per la verità) si era detto ottimista sul rientro quanto meno in gruppo del giocatore ex Bologna e Napoli. Nessuna operazione in programma a fine stagione, almeno ufficialmente.

A maggior ragione adesso che lo stop forzato di campionati e coppe si sta prolungando e la squadra vive di videochiamate (anche di gruppo come accaduto pochi giorni fa, alla presenza anche del tecnico portoghese per aggiornarsi sulle condizioni di ognuno). Né questo è il momento del senno di poi per chi pensa che a saperlo prima Diawara si sarebbe potuto operare, perché il problema era stato risolto e aspettava solo le prove del calcio giocato. Quello che quando ripartirà restituirà a un club che dovrà anche fare dei conti (come tutti) un patrimonio importante già in casa: un 22enne di talento, che si era preso con sole 19 presenze in stagione il posto da titolare in una squadra di vertice della Serie A. Un'ottima notizia per la Roma della ripresa.