Non si tratta di due parole buttate lì a caso. Anche se in apparente contraddizione fra loro. Quando Fonseca parla di «coraggio e rigore difensivo» traccia una linea di continuità con quanto mostrato dalla Roma da almeno un mese e mezzo a questa parte. Ovvero da una squadra che se la gioca a viso aperto contro chiunque, senza per questo caratterizzarsi come scriteriata. D'altra parte come i più grandi allenatori del mondo - a partire da Guardiola - insegnano, non esiste dominio del gioco se non partendo da una corretta fase difensiva. Che vuol dire tutt'altro che arroccarsi a tutela della propria area, quanto invece mirare alla continua riconquista del possesso per rischiare il meno possibile.

Lo stesso avversario di questa sera ha costruito i suoi successi sulla capacità di blindare il più possibile la propria porta, e certo Conte non può essere tacciato di interpretare il mantra difensivista. Tantomeno lo è l'allenatore giallorosso, che dopo un fisiologico (quanto breve) apprendistato nel calcio italiano, ha dimostrato di essere in grado di leggere le partite e plasmare il suo gioco in funzione delle necessità. Vanno lette anche in quest'ottica le prestazioni di altissimo livello fornite dalla coppia Smalling- Mancini, una delle migliori del torneo per rendimento. Come quelle del resto della squadra, chiaro, a partire dai componenti della linea più avanzata, primi oppositori degli avversari e che anche oggi nella supersfida del Meazza saranno fondamentali. Cominciando da Dzeko, che al netto delle battute del tecnico portoghese alla vigilia, dovrebbe essere del match. Il bosniaco ha tenuto tutti col fiato sospeso nei giorni che hanno seguito la trasferta di Verona, scendendo in campo soltanto nella rifinitura di ieri e per di più al di fuori del gruppo. Non ne è certo uscito Edin, che al contrario resta un totem tale da non poterlo immaginare fuori causa per una gara di questa portata. San Siro è stato spesso teatro di sue straordinarie prestazioni e con la stessa Inter si è esaltato in più di una circostanza: due reti, tre assist e un rigore procurato il suo bilancio contro i nerazzurri. Due eurogol in ogni senso anche nell'incrocio di Champions con Conte, quando il leccese sedeva sulla panchina del Chelsea. Non a caso il bosniaco è stato uno dei suoi sogni proibiti, prima a Londra, poi a Milano. Fortunatamente le trattative non si sono mai concretizzate e il numero 9 è rimasto a rimpinguare i suoi straordinari numeri nella Capitale.

Gli incroci da Premier

Di fronte troverà un altro centravanti che sta facendo benissimo in Serie A dopo una lunga esperienza inglese, quel Lukaku che ha trascorso qualche anno dal lato opposto di Manchester. E in territorio mancuniano, su entrambe le sponde, sono stati protagonisti anche diversi altri attori delle due squadre in campo stasera al Meazza: da Kolarov a Smalling, da Sanchez (ancora indisponibile) a Mkhitaryan, in lizza con Perotti per rilevare l'assente Kluivert nel ruolo di esterno alto a sinistra. Sul versante opposto rientra Zaniolo dopo aver scontato il turno di squalifica. Al talento sbocciato proprio nella Primavera interista si affidano molte delle speranze romaniste. Rafforzate dalla coppia di mediani tutto fosforo e dinamismo formata da Veretout e Diawara; dall'esperienza di Kolarov; e dalla forma smagliante di Pellegrini, prodigioso nella sua capacità di mandare in porta i compagni. L'unico dubbio davanti a Pau Lopez riguarda il terzino destro, con un ballottaggio a tre che vede Spinazzola favorito.

Le carte in regola per giocarsela fino alla fine e in caso di risultato positivo guardare la classifica anche con un pizzico di ambizione in più ci sono tutte. Il Meazza è storicamente terreno ostico per la Roma (15 vittorie, 27 pareggi e 44 ko in casa dell'Inter), ma dalla prima gestione Spalletti in poi la musica è cambiata e i giallorossi non nutrono più alcun timore reverenziale al cospetto della Scala del calcio. Forti dell'esperienza di vertice dell'ultimo quindicennio, ma più ancora di una forza d'animo già svelata in questa stagione, i ragazzi di Fonseca sono chiamati alla prova di maturità nell'affrontare senza paura, «con coraggio» appunto, la capolista. E rendere questo insolito venerdì colorato delle uniche tinte appropriate: il giallo e il rosso.