Storia. Tradizione. Abitudine. Albo d'oro. Qualche volta, quando si analizzano le sfide europee, ci si dimentica colpevolmente di come questi fattori non possano essere lasciati nel dimenticatoio. Colpevolmente perché spesso questi fattori, soprattutto in occasione di sfide equilibrate e senza un favorito a prescindere, possono fare la differenza. In questo senso il doppio ottavo di finale che la Roma giocherà contro il Porto, ci obbliga a dire che i (presunti) favoriti sono loro che, pure se dispiace dirlo, hanno una confidenza e una storia con Champions ed Europa decisamente maggiore di quella della Roma. È vero in assoluto, un po' meno se andiamo ad analizzare le rose delle due squadre in questa stagione in cui il divario di esperienza, almeno dando retta ai numeri di presenze e gol, è meno esagerato di quello che si potrebbe pensare.

Presenze e gol

Iker Casillas. Sì, quello lì, quello che alle spalle ha una formidabile storia con la maglia del Real Madrid, ma che quattro anni fa fu salutato senza troppi scrupoli dal club della sua vita, trasferendosi al Porto. In valigia mise un'esperienza che possono vantare pochi in Europa, esperienza che non ha fatto altro che aumentare in Portogallo. Stasera contro la Roma conterà la presenza numero 174 nella coppa dalle grandi orecchie, ce ne sono pochi in giro che possono vantarne tante. È di gran lunga il giocatore con più presenze, anche rispetto a un suo vecchio compagno a Madrid, Pepe, appena tornato al Porto, ex Real pure lui, un altro che fino a oggi ha sommato 95 gettoni in Champions, insomma una certa esperienza ce l'ha, anche se noi gli auguriamo di fare la stessa figura che fece a Madrid di fronte a Vucinic che lo ridicolizzò al punto da farlo espellere.

I due del Porto insieme sommano più o meno la metà delle presenze totali Champions della Roma. I giallorossi ne hanno totalizzate fin qui 498, ma se si va a vedere il dato totale anche dei portoghesi (593) la differenza non è poi così esagerata come si potrebbe pensare. Il romanista che più volte ha sentito la musichetta della Champions schierato in mezzo al campo, è il Capitano Daniele De Rossi con 59 gettoni (solo 2 in questa edizione), seguito da due vecchi amici di Manchester City e Roma, Dzeko e Kolarov, arrivati entrambi a quota 53. Tutta la rosa della Roma, escludendo il terzo portiere Fuzato, vanta almeno una presenza, anche se in sette non arrivano alla doppia cifra (Mirante, Karsdorp, Juan Jesus, Coric, Zaniolo, Schick, Kluivert). Il discorso, come numeri, si ribalta se si prendono i gol realizzati nella coppa più importante. I giallorossi di oggi, pur con meno presenze, hanno segnato 59 gol, 16 in più dei portoghesi. Il capocannoniere, manco a dirlo, è Dzeko con 22 reti (poi c'è De Rossi a quota 7), mentre tra i portoghesi non c'è nessuno in doppia cifra, il top è Herrera con 6. In più stasera non ci saranno Marega e Corona che con cinque e quattro reti seguono il messicano.

Albo d'oro

Qui il discorso cambia e pure di parecchio. Ovviamente in favore dei portoghesi che possono vantare un curriculum che magari la Roma. Hanno vinto sette coppe internazionali, due Champions, due Uefa-Europa League, due Mondiali per club, 1 Supercoppa Europea, trionfi che vanno ad arricchire un albo d'oro interno che dice 28 scudetti e 16 coppe di Portogallo. Sarà pure vero che dalle parti loro è più semplice arrivare a dama, ma il cammino europeo della squadra sta a testimoniare quella storia, tradizione, abitudine che possono essere l'ago della bilancia decisivo. E non parliamo soltanto di giocatori, ma di tutto un ambiente, dal magazziniere all'autista del pullman, dal team manager ai tifosi, che sanno come si affrontano sfide di questo tipo.