La Roma lo aspetta da due anni. Quaranta in meno di quello che è costato in milioni. Passi la prima stagione trascorsa tra una serie di problematiche fisiche che costituivano legittimamente un'attenuante nei confronti di un rendimento inversamente proporzionale rispetto a quello che era costato. Quest'anno, invece, no, Schick ha continuato a essere un giocatore misterioso, incapace di dare corpo ai sogni cullati dai tifosi nel momento che sbarcò a Trigoria. Neppure il mental coach che ha ingaggiato a Natale scorso, fin qui è riuscito a ritirare fuori lo Schick che si era visto nella sua stagione alla Samp, un talento in grado di ribaltare le partite.

Di Francesco lo ha sempre visto poco, complice pure la presenza di un certo Dzeko, Ranieri da quando è arrivato non ha fatto altro che sottolinearne le potenzialità, facendolo anche giocare in coppia con il bosniaco, ma di fatto non ha mai avuto le risposte che pensava e sperava. Il ceco è tuttora un mistero buffo, un giocatore che non è mai riuscito a incidere in maniera decisiva, mai uno capace di mettersi sul serio in concorrenza con Dzeko per il ruolo di centravanti. Verità che vale anche adesso, solo che squalifiche e infortuni, contro il Cagliari potrebbero indurre Ranieri a tornare al quattro-quattro-due che poi, con El Shaarawy e Under (o Kluivert, o Perotti) esterni sulla linea di centrocampo, di fatto vorrebbe dire un quattro-due-quattro che potrebbe essere un po' troppo offensivo considerando le abitudini del nuovo allenatore giallorosso. La garanzia per osare, a Ranieri gliela dovrà dare proprio Schick. Dimostrando in allenamento di poter giocare in coppia con Dzeko per andare a trovare quei gol che valgono la Champions. Finora ne ha fatti tre in campionato. Pochi. Sarà il caso che ci smentisca.