Dopo una prima stagione condizionata dai tanti infortuni patiti e da un rendimento al di sotto dell'insufficienza, le aspettative nei confronti di Patrik Schick nell'estate che precede il 2018-19 sono alte. Troppo incostante il suo rendimento nella prima stagione romana per essere vero: un lontano parente del talento visto a Genova, sponda blucerchiata, e che aveva spinto il club giallorosso a fare un investimento da capogiro per portarlo nella Capitale. Nel precampionato l'attaccante di Praga mostra sprazzi delle sue qualità. Quando però si comincia a fare sul serio, Schick si eclissa: dopo due spezzoni di gara contro Torino e Atalanta, la prima chance da titolare per lui arriva a San Siro contro il Milan: Di Francesco si affida a lui e Dzeko, accompagnati da Pastore sulla trequarti. L'ex doriano però - come del resto tutta la squadra - gioca male e la Roma perde all'ultimo respiro. Dopo due panchine, torna a giocare titolare contro il Frosinone e, nonostante il rotondo 4-0 dei giallorossi, lui è tra i peggiori in campo. Appare demotivato, spesso totalmente avulso alla manovra, fatica a vincere i duelli con i difensori avversari e non incide in zona gol.

Le cose sembrano cambiare l'11 novembre quando all'Olimpico arriva proprio la Sampdoria, squadra che lo ha lanciato in Italia: Patrik in avvio di ripresa con un tap-in sotto la Curva Sud sigla il 2-0, mettendo di fatto in ghiaccio i tre punti. Le trasferte che seguono, contro Udinese e Cagliari, restituiscono però il vecchio Schick: due insufficienze nette, inframezzate da una discreta prova contro l'Inter all'Olimpico. Che senta il peso dell'investimento fatto per acquistarlo, o che fatichi a esplodere in una realtà ben più esigente di Genova, il ceco in ogni caso non riesce a decollare. Con Dzeko ai box per infortunio, il peso dell'attacco è tutto sulle sue spalle alla fine del 2018, ma l'unica prova veramente convincente è quella del 26 dicembre con il Sassuolo: un rigore procurato e un bel gol sembrano la maniera migliore per lasciarsi alle spalle un anno e mezzo a dir poco negativo. In tal senso sembra decisiva anche la scelta di affidarsi al mental coach Jan Mühlfeit, professionista del settore con un passato da agente della sicurezza statale ceca: la collaborazione sembra fruttuosa, come testimoniano le prestazioni con Milan e Chievo: non arriva il gol, ma almeno il ragazzo di Praga sembra reattivo, nel vivo del gioco. Del resto, con la nazionale riesce sempre a fare bene, perché non dovrebbe essere altrettanto determinante anche con la Roma?

Un infortunio al bicipite femorale però lo costringe a saltare le due gare successive, quelle che segnano il destino di Di Francesco. Al posto del tecnico abruzzese arriva Ranieri, che riserva subito parole al miele nei confronti di Schick: «Ha una qualità incredibile: è fortissimo, velocissimo e ha grandi doti tecniche», dice l'allenatore romano nella sua prima conferenza stampa. E Patrik lo ripaga subito con un gol (decisivo) contro l'Empoli all'Olimpico. La svolta pare dietro l'angolo, stavolta sul serio, ma ancora una volta il 23enne sparisce nei ko contro Spal e Napoli: tanti palloni persi, poca cattiveria nei contrasti e quella apparente svogliatezza che avevano caratterizzato i suoi primi mesi romani. Il 5 maggio a Marassi si perde Romero, che sugli sviluppi di un corner fa 1-1 e di fatto ci toglie le residue possibilità di andare in Champions. La sua stagione si chiude con 28' col Parma e l'amaro in bocca. Nella prossima ci vorrà davvero il salto di qualità, altrimenti potrebbe essere troppo tardi per riscattarsi.