Se ha un senso definirsi tifosi di qualcosa o di qualcuno è in serate come questa che l'universo trova la sua più naturale armonia, ben sapendo che poi giusto novanta minuti dopo la si potrebbe maledire quell'armonia o addirittura considerarla uno stato totalmente inadeguato rispetto all'estasi che si potrebbe provare a quel punto.

Le date

Alle 20.45 di questa sera, martedì 24 aprile 2018 (cominciamo a prendere confidenza con certe date, dopo aver ormai assimilato quella del 10 aprile tra le contestualizzazioni migliori della nostra vita, assai prossima al 15 maggio e al 17 giugno, ma ancora niente ovviamente rispetto a quello che potrebbe diventare il 26 maggio, sì, il 26 maggio, e per il momento non aggiungiamo niente), la Roma scenderà in campo ad Anfield per l'andata della semifinale della Champions League, davanti a 53.000 spettatori frementi e chissà quantimilamilioni collegati attraverso la fredda ottica di una ventina di telecamere di altissima definizione.

Possibili scenari

Ogni concentrazione di pensiero in questi giorni d'attesa ci ha fatto immaginare uno scenario diverso ogni volta che abbiamo provato a ipotizzare quel che accadrà, dai più drammatici, che in altre trasmigrazioni Oltremanica abbiamo provato sulla pelle bruciata dalla vergogna, ai più onirici, con Klopp in lacrime a strapparsi i capelli reimpiantati e la Kop a inventarsi un nuovo inno, tipo «Da oggi in poi camminate da soli che noi non ci veniamo più». Ma basterà il fischio d'avvio del tedesco Brych a ristabilire l'immanente dominio dei fatti su ogni parola spesa più o meno consciamente per provare ad anticiparli.

Nessun pessimismo

Resti a casa, o si concentri su altri programmi televisivi, chi crede davvero che la Roma arrivata fino a qui non abbia più niente da perdere. Sono otto mesi, ormai, che ci rassegniamo prima di ogni partita di Champions a sentire il sermoncino del tifoso pessimista medio, convinto che questo torneo non sia per noi. E sono otto mesi che puntualmente la squadra di Di Francesco si dimostra non solo all'altezza della situazione, ma persino troppo strutturata nella sua maturità rispetto ai difetti mostrati da altri.

Le avversarie battute

L'Atletico Madrid che all'andata non sa sfruttare la sua estemporanea superiorità e che al ritorno si prende la vittoria più inutile della sua stagione solo sfruttando un paio di condizioni favorevoli della partita, è sicuramente meno strutturato della Roma.

Il Chelsea sorpreso in casa sua e umiliato in casa nostra si è dimostrato certamente non alla nostra altezza.

Il Qarabag è pronto a rivendicare intanto il fatto di aver perso col minimo scarto contro la squadra rivelazione della stagione.

Lo Shakhtar Donetsk ha capito che deve fare di più per poter ambire un giorno a battere squadre come la Roma, cominciando magari da una migliore organizzazione difensiva, perché poi a fare gli sbarazzini con quei brasiliani sono buoni tutti.

E il Barcellona... Beh, il Barcellona è stato superato a destra in una partita che ha sancito l'importanza di una regola di vita sempre troppo sottovalutata: se non continua a studiare, un giorno il maestro può essere lasciato indietro dall'allievo. Oggi i ragazzini di tutta Europa sono contenti di vedere la Roma, altro che il Barcellona. Perché se c'è un primato che non può essere messo in discussione è quello di squadra tatticamente più moderna della Champions League, ed è tutto della Roma.

Scontro tra "provinciali"

E se domani ci sarà lo scontro tra panzer, tra le due più famose squadre di Germania e Spagna e quindi del mondo, squadre di club da sempre abituati a mettere in campo solo la loro geometrica potenza di fuoco, in quest'altra semifinale stasera c'è il confronto tra due magnifiche giostre di quelli che fino a oggi sono stati nettamente i migliori allenatori del lotto: i due provinciali Klopp e Di Francesco, nati e svezzati all'ombra di montagne secolari e poi arrivati a far parlare di loro in ogni angolo di mondo interessato alle questioni calcistiche. E la squadra che uscirà da questa doppia sfida per affrontare l'altra sarà quella investita dalle maggiori responsabilità per la finale di Kiev: rappresentare il nuovo mondo contro l'espressione del più spudorato ancién regime. Altro che non c'è niente da perdere.