La Roma è, a pieno titolo, tra le prime otto squadre d'Europa grazie ad un'impresa firmata da Dzeko, ma pensata da Di Francesco e realizzata da una squadra stavolta commovente per impegno, dedizione, attenzione, continuità. Una squadra capace di soffrire nel primo tempo il palleggio dello Shakhtar Donetsk, formazione fortissima, per poi colpire nella ripresa e infine divertirsi negli spazi senza concedere neanche un tiro in porta agli avversari. Un crescendo di maturità e convinzione che adesso induce a pensare in grande.

Due squadre offensive

Per quanto possa esserlo uno 0-0, già il primo tempo era stato molto intenso e sicuramente interessante sotto il profilo tattico, tra due squadre nate per attaccare e quindi inevitabilmente a disagio quando la palla ce l'hanno gli altri eppure, consce della posta in palio, entrambe attente e concentrate in ogni momento della partita. Poche le occasioni create nei primi 45', a dire il vero, ma sempre con la sensazione che qualcosa da una parte e dall'altra potesse accadere.

L'idea di Eusebio

Schierate secondo le più naturali attitudini, e quindi con i tre trequartisti di classe e movimento alle spalle dell'unica punta Ferreyra per lo Shakhtar, con i due terzini altissimi a proporre più che a difendere e due mediani mobilissimi e bravi a ripartire senza un attimo di sosta. E, dall'altra parte, con uno schieramento un po' più bloccato nel 433 di Di Francesco, con i centrocampisti più compassati (e Nainggolan rapido ad alzarsi vicino a Dzeko in fase di possesso) e le manovre offensive lasciate più alle singole intuizioni che alle concrete costruzioni tattiche. Il progetto più offensivo di Di Francesco, di andare a prenderli altissimi per non farli ragionare ha funzionato a fasi alterne, più all'inizio e nella seconda parte del tempo, ma non nella parte centrale, quando gli ucraini hanno preso campo e coraggio, hanno dimostrato di saper palleggiare soprattutto a centrocampo e per un bel periodo la Roma la palla non l'ha più vista, tanto che all'intervallo possesso e passaggi erano decisamente a favore degli ospiti.

Primo tempo

Di occasioni poche: il primo tiro della Roma arriva addirittura dopo 25 secondi, con Dzeko smorzato dal portiere, mentre al 10' Florenzi fa correre un brivido spizzando di testa una punizione laterale che per poco non infila sul palo lungo Alisson. Al 24' Dzeko è anticipato da Pyatov in tuffo dopo buona combinazione mancina Perotti-Kolarov, al 27' è il terzino serbo a contrastare di testa (fatto insolito per lui) Ferreyra in area, mentre al 33' ancora l'attaccante argentino ruba un pallone al connazionale Fazio e s'invola sulla fascia, ma lasciando al difensore lo spazio per disturbargli la corsa e quindi concludendo fuori. Nel finale, come detto, più Roma con le occasioni al 34' su calcio d'angolo (schema con tiro finale di Nainggolan respinto per una pericolosa ripartenza interrotta da Florenzi con una scivolata poi da lui stesso festeggiata come un gol), al 33' con un'iniziativa di Perotti e destro laterale e al 40' soprattutto con una veloce transizione targata Nainggolan per Ünder fermata da Mallenco su segnalazione di fuorigioco dell'assistente Yuste che al replay invece è apparsa sbagliata.

Secondo tempo

Ad inizio ripresa l'azione che vale milioni di euro e milioni di cuori giallorossi in tumulto, un'azione studiata nei dettagli per colpire al cuore una difesa incapace di difendere di reparto e quindi fragile sulle iniziative improvvise come quella meravigliosa palla di Strootman da fallo laterale di prima oltre la linea ucraina e Dzeko pronto ad avventarsi in splendido contromovimento e a colpire Pyatov con un rasoterra di esterno destro finito giusto al centro della porta vuota. Era il qui e ora che spezzava la partita perché la Roma a questo punto si rinsaldava, lasciava fuori dal recinto dello stadio le incertezze che l'avevano avvolta a metà primo tempo e, contrariamente a quel che si poteva immaginare, macinava occasioni su occasioni negli spazi lasciati dai giocatori di Fonseca che col passare del tempo perdevano lucidità e precisione. Al 10' Perotti aveva subito l'occasione per il raddoppio, ma, dopo la splendida combinazione da Ünder, Dzeko (finta) e Strootman, sprecava tutto con un tiro debole. Caratteri e muscoli si esaltavano all'11' con un recupero commovente di De Rossi in scivolata e successivo controllo acrobatico di Dzeko che costringeva l'avversario a fargli fallo perché di togliergli la palla dai piedi proprio non c'era verso.

Rosso dato, rosso mancato

Negli spazi Dzeko aveva aveva le sue occasioni per il raddoppio (17' destro fuori poco, 23' sinistro alto), poi Gerson (subentrato a Ünder) sprecava la sua e infine il capolavoro di Dzeko che già stremato rubava due metri su quindici a Ordets in velocità e prima dell'ingresso in area veniva strattonato prima e steso poi, per l'inevitabile rosso. Era il 34', il forcing dello Shakhtar portava la Roma a costruire occasioni e a uno a uno i giocatori ucraini perdevano la testa, così anche Ferreyra rischiava il rosso andando spingere un raccattapalle per recuperare più velocemente il pallone facendolo rovinosamente cadere su un cartellone pubblicitario: ne nasceva una mezza rissa in campo col ragazzino portato via contuso con la macchina degli infortunati.

Una nuova speranza

Era la misura dei valori in campo: di qua una squadra capace di andare anche oltre le sue capacità, di là un gruppo di giocatori talentuosi incapaci però di reagire all'imprevisto, alla nuova grandezza della Roma di Di Francesco, capace pure di gestire gli ultimi dieci minuti senza particolari affanni, per la gioiosa festa finale.