Quello tra i tifosi della Roma e Aleksandar Kolarov è stato un amore a prima svista. Sì, perché il serbo è stato apprezzato da tutti i romanisti sin dal giorno in cui è sbarcato in giallorosso. E la svista di aver indossato per qualche anno anche la maglia della Lazio non gli è stata neanche mai imputata, a parte qualche avanguardia che ha presto stemperato i suoi ardori ammirandone le prodezze. Ale ha conquistato anche loro con prestazioni sontuose, ma anche ora che le sue gambe non girano più come prima e che qualche applauso s'è trasformato in borbottìo, nessuno riesce davvero a volergli male. Sarà perché non si tira indietro mai, sarà perché ha carisma e autorevolezza, sarà perché è rispettato dagli avversari, sarà perché è il difensore più offensivo della serie A.

   

Renegade

Quanto al suo passato nella Lazio, parliamo comunque di uno che ebbe il coraggio, mentre era ancora un loro tesserato, di dissociarsi dal comportamento dei suoi tifosi nella partita della vergogna con l'Inter: «Sono ancora sconcertato - disse il giorno dopo appena rientrato in patria per una partita della Nazionale - per quanto accaduto. Nella mia carriera non avevo mai assistito a nulla di simile. Invece di essere dalla nostra parte e tifare dunque per la salvezza della Lazio, la stragrande maggioranza dei 56mila spettatori ci schernivano e ci urlavano di non giocare la partita. I fischi e i mugugni hanno accolto qualsiasi parata del nostro portiere ed ogni nostra offensiva. Venivano al contrario applaudite tutte le iniziative e le azioni degli avversari. I gol dell'Inter sono stati celebrati con un'incredibile esultanza. Non so se definire tutto ciò "odio verso la Roma". Questo atteggiamento però è andato oltre la rivalità sportiva, oltre il buon senso e l'intelligenza. Non è più una passione, ma una malattia. Semplicemente non riesco a capire come qualcuno preferisca danneggiare gli altri piuttosto che assistere ad un successo della propria squadra». Applausi.

   

Romanista in pectore

Era un romanista in pectore, direbbe qualcuno per farli rosicare. Più semplicemente, è uno che se pensa una cosa non ha problemi a parlarne. Forse parla poco al netto delle dichiarazioni di fine partita. Trovare sue interviste complete è difficile. Chissà che direbbe di quel che è accaduto (a lui e alla squadra) da metà dicembre a Verona. Basta guardare il grafico con l'andamento del suo rendimento per rendersi conto delle difficoltà. Mai un'insufficienza nel 2017, al contrario nei voti del Romanista nel 2018 ha avuto una sola sufficienza, proprio a Verona. Eppure c'è un altro dato piuttosto significativo evidenziato dalla tabella pubblicata qui sotto: nella classifica dei primi venti calciatori che più frequentemente tirano in porta da fuori area c'è un solo difensore ed è ovviamente lui.

   

Cecchino

La cosa ancor più curiosa è che in classifica Kolarov è addirittura al quinto posto, dietro cecchini riconosciuti come Suso, Insigne, Dybala e Verdi, mentre si lascia alle spalle gente come Berardi, Chiesa, Pjanic Luis Albergo, Calhanoglu, Nainggolan e Milinkovic-Savic. Insomma, è un giocatore che lascia qualcosa in fase difensiva, ma poi col pallone tra i piedi resta sempre un'arma in più e non a caso è quasi sempre il giocatore della Roma che tocca più palloni. Difficile sarà dargli un turno di riposo, questione peraltro che non si pone finché il neoacquisto Silva e il giovanissimo Luca Pellegrini non torneranno a disposizione. Nell'attesa, avanti Kolarov.