Dieci: un numero sempre particolarmente evocativo, quando si tratta di calcio. Da Attilio Ferraris IV a Francesco Totti, sono dieci i calciatori che - vestendo la maglia della Roma - hanno alzato la Coppa del Mondo con l'Italia. Il nostro primo capitano festeggia il trionfo proprio nella Capitale, nel 1934, quando la Nazionale di Vittorio Pozzo batte 2-1 la Cecoslovacchia. Tra i protagonisti di quel successo c'è Enrique Guaita, argentino naturalizzato nel 1933: il "Corsaro Nero" segna la rete decisiva in semifinale contro il Wunderteam austriaco, tra i maggiori accreditati per la vittoria finale. Di quella Nazionale fa parte anche Guido Masetti che, pur senza disputare partite nel torneo iridato, si laurea campione addirittura due volte. C'è anche nel 1938, in Francia, quando l'avventura azzurra è caratterizzata dalla presenza di quattro romanisti: oltre al portiere ci sono anche Aldo Donati, Eraldo Monzeglio e Pietro Serantoni. Quest'ultimo è in campo nel 4-2 rifilato all'Ungheria all'ultimo atto, il 19 giugno allo stadio Olimpico di Colombes.

Un Bruno "Mundial"

«È stato lui il vero brasiliano del Mondiale»: parole di Pelé, certo non uno qualsiasi, riguardo alle prestazioni di Bruno Conti al Mondiale spagnolo del 1982. Un gol (di destro) al Perù, innumerevoli sgroppate sulla fascia e gli assist per Paolo Rossi fanno di lui il miglior giocatore di quel Mondiale. Che diventa "Marazico", perché è anche e soprattutto grazie alla sua fantasia se l'Italia di Bearzot riesce ad avere la meglio su Argentina e Brasile. Dino Viola, alla vigilia del torneo, aveva chiesto a uno tra Falcao e Brunetto di tornare a Roma con la Coppa: il numero 7 (che in quella Coppa gioca con il 16) lo accontenta, mandando a casa proprio il Divino, Zico, Cerezo e Socrates. In una squadra operaia, è lui l'uomo deputato a inventare e a fa saltare il banco con le sue movenze sudamericane. Cosa che farà, in giallorosso, anche nella stagione seguente, quando assieme a Liedholm, Pruzzo, Ago e Falcao riporterà lo Scudetto a Roma dopo un'attesa lunga quarantuno anni.

I tre moschettieri

Sulle note di Seven Nation Army, coro ereditato dalla prima Roma spallettiana, a Berlino l'Italia solleva al cielo la quarta Coppa del Mondo. I tre moschettieri giallorossi nella Nazionale di Lippi sono centrali: Francesco Totti, reduce dal grave infortunio, si rimette in piedi a tempo di record e agli ottavi segna il rigore che ci permette di superare l'Australia; Daniele De Rossi, dopo la gomitata a McBride nella seconda gara, a neanche 23 anni ha il fegato di calciare (e di segnare) un rigore nella finale contro la Francia; Simone Perrotta è il moto perpetuo del centrocampo, bravo a inserirsi proprio come fa a Roma. Il 9 luglio alzano al cielo la Coppa, pochi giorni dopo fanno festa al Circo Massimo.