Var & eventuali

I Friedkin in Champions? Una distrazione di Massa

Ogni anno episodi arbitrali contro decisivi. Un ritornello già visto con tutti i tecnici, che finiscono per "urlare" e compensare le proteste soft del club. Combattete con Gasp

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Gabriele Fasan
17 Marzo 2026 - 06:30

Finché sei settimo in classifica sei simpatico a tutti. Lo disse Dino Viola negli Anni 80 ma è un evergreen. La Roma si lecca le ferite dopo il ko di Como arrivato ancora una volta, oltre che sul campo, anche con una lunga scia di polemiche arbitrali. Protagonista l’arbitro Massa che ha comminato un’espulsione ingiusta a Wesley, come oggi sancirà anche l’Aia a Open Var. Ma Massa, che già portava sulle spalle il peso delle polemiche seguite a Roma-Napoli del girone di andata, altro big match in chiave Champions, con il contrasto dubbio Rrahmani-Koné prima del gol vittoria degli azzurri, è solo uno dei tanti nella rassegna degli horror arbitrali che hanno aiutato la discesa della Roma dall’Olimpo delle pretendenti Champions nelle ultime stagioni. 

Da quando sono sbarcati nel calcio e sono proprietari della Roma si potrebbe dire, parafrasando Guccini, che ai Friedkin è quasi proibito il sogno di una Champions. Per errori e mancanze tecniche, certamente, al cospetto di organici decisamente più adeguati, ma con un’altra costante: i grossolani e ripetuti errori della classe arbitrale. Errori però accettati più o meno passivamente o combattuti con una politica diplomatica che evidentemente non ha portato grandi frutti: dall’antipatia congenita (e reciproca) dei fischietti italiani verso Mourinho al trauma politico di Budapest (con il comunicato all’acqua di rose di Tiago Pinto), fino ad arrivare al dossier degli errori sul “Corriere dello Sport” di Ghisolfi, passando per l’insolito j’accuse internazionale di Ranieri dopo Porto-Roma (cui seguì una lettera all’UEFA) e, in differita, di Athletic-Roma di Europa League.

 I casi nei momenti determinanti

Restando sul terreno italiano, nella stagione 2024-25, senza considerare il periodo di Juric (con episodi eclatanti come Monza-Roma), in Atalanta-Roma 2-1, sull’1-1, il rigore concesso per fallo di Pasalic su Koné viene tolto dal Var con un protocollo molto particolare. S’arrabbia finanche Sir Claudio Ranieri. L’anno prima, i giallorossi sono frenati a Lecce: manca un clamoroso rigore per fallo su Zalewski che fa insorgere il “giovane” De Rossi, penalizzato anche in Fiorentina-Roma 2-2, con un rigore regalato alla Fiorentina (Paredes su Belotti). Nel 2022-23 in Roma-Milan 1-1 c’è un fallo di De Keteleaere in area sul gol del pareggio di Saelemakers in pieno recupero. Fanno anche molto discutere  la mancata espulsione di Palomino (su Dybala) in Atalanta-Roma e Fiorentina-Roma 2-1 a pochi giorni dalla finale di Europa League.

Nel primo anno di Mou, invece, sono parecchi i torti nella prima parte di stagione: la Roma finisce per non giocarsi troppo il quarto posto prima di vincere la Conference. Negli annali: Venezia-Roma 3-2, Lazio-Roma 3-2, Juventus-Roma 1-0, Roma-Milan 1-2 e Milan-Roma 3-1. Anche il Fonseca dell’era Friedkin ne ha subite abbastanza: nel 2020-21 fanno discutere Roma-Sassuolo 0-0 (ingiusto annullamento gol Pellegrini ed espulsione esagerata di Pedro), Milan-Roma 3-3 (con un rigore generoso per il Milan), Roma-Inter 2-2 (mancata espulsione di Lukaku), Roma-Milan 1-2 gol regolare annullato a Mancini, rigore negato su Mkhitaryan e Lazio-Roma 3-0 con un gol e mezzo in fuorigioco.

I tecnici factotum

C’era una volta la panchina agitata di Mourinho, che il tecnico portoghese ha anche pagato con l’esonero, ma adesso nella Roma a chi tocca protestare? Innanzi tutto in campo si è vista una passività disarmante da parte dei giocatori stessi di fronte a chiari ed evidenti orrori. Tanto disarmante da far poi proliferare i «ma nessuno ha protestato», come se in questo caso fosse giusto il torto. Solo Gasperini leva gli scudi e chiede di «reggere», fronteggiando questi e altri problemi, i suoi, della direzione sportiva e dell’organico. A proposito, c’è un’altra costante: l’allenatore è un uomo solo, abbastanza al comando. Il ds giustamente ha le sue competenze di mercato, ci sarebbe un advisor, Ranieri, che a sua volta nel ruolo di allenatore aveva protestato e ora tace o spoilera che Totti - magari ci fosse lui a difendere la Roma - sta per tornare a casa, ma non gli daranno le chiavi, dovrà citofonare.

Nel frattempo Gasperini combatte da solo, il nostro invito, da tutta Trigoria a tutta Houston, è a combattere con lui. Come lo insegnammo a Mou, adesso anche a Gian Piero: benvenuto a Roma, dove ci si lamenta sempre degli arbitri. Ora sa perché.

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