C'è voluto ancora una volta Dzeko, stavolta in versione Dzekkino visto che con un tiro in porta ha fatto un gol, a spostare gli equilibri di una partita che la Roma ha prima controllato con una certa disinvoltura, poi mollato all'improvviso (e capiremo perché) e infine vinto con l'autorevolezza della squadra di superiore qualità. La partita di San Siro è stata in realtà tre partite in una. C'è stata la fase dello studio, in cui l'allievo Di Francesco ha mostrato maggiori qualità dell'allievo Montella, poi la fase dell'approfondimento in cui i ruoli si sono ribaltati e per un po' è sembrato che il più bravo tra i due fosse l'altro e infine c'è stato l'esame vero e proprio, in cui l'abruzzese ha tirato fuori l'asso nella manica e ha conquistato la commissione mentre l'altro si incartava nei suoi stessi ragionamenti e alla fine è stato rimandato ad altra sessione. Ma sarebbe sbagliato bocciarlo: perché il Milan di domenica ha fatto vedere qualità e ricerca, anche se poi negli episodi chiave è mancato e forse in mezzo a tanti buoni calciatori manca quello con le stimmate del campione.

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