A vedere i dati scorporati del primo e del secondo tempo della sfida tra Inter e Roma sembra che vengano rappresentate due diverse partite. Mai la Roma, in questo campionato, è stata in difficoltà come nel secondo tempo di domenica, in particolare nell'ultima mezz'ora della sfida di San Siro. Non è accaduto nel sofferto primo tempo con il Napoli, né in quello con la Juventus. Forse, ma era all'esordio in Champions League, solo nel secondo tempo con l'Atletico Madrid all'Olimpico è andata in difficoltà nella stessa misura, e come a Milano a un certo punto Di Francesco ha provato a blindare la porta inserendo un difensore in più (il quinto, Fazio) al posto di un attaccante (Defrel). Quella sera il risultato fu conservato (lo 0-0) e di Di Francesco fu apprezzato il gesto non integralista. Stavolta è andata male e di Di Francesco si è sottolineata la paura. Tipico costume italiano.

Le scelte di Di Francesco

Evitando giudizi sommari, qui cerchiamo invece di capire la ratio alla base di certe scelte: come illustrato a parte, l'allenatore della Roma ha visto la sua squadra sbandare essenzialmente per un evidente calo fisico e dopo aver più volte cercato di rianimare con i gesti da bordo campo i giocatori in difficoltà si è arreso all'evidenza e dopo il palo di Icardi ha scelto di rinforzare il dispositivo difensivo inserendo un altro centrale, soprattutto dopo aver notato l'atteggiamento totalmente passivo mostrato da Bruno Peres in campo, l'uomo a cui aveva scelto di dar fiducia dovendo sostituire Gerson (con spostamento di Florenzi a centrocampo, mossa che aveva in mente sin da inizio settimana).

Il coraggio mancato

Alla Roma da quel momento in poi è mancata soprattutto la spavalderia di mettere la palla a terra e giocare: con i big stanchi, qualcuno con i crampi e l'Inter che spingeva al massimo, i giocatori hanno pensato solo a difendere, mostrando tutti i limiti di personalità che neanche Di Francesco è riuscito finora a ridurre. Quanto poi abbiano contato nelle incerte prestazioni di alcuni top su cui anche altri si appoggiavano in altri momenti di difficoltà attraversati nella stagione (i vari Nainggolan, Kolarov, Dzeko ecc.) non si saprà mai. I tecnici negano che sia un problema fisico, ma certi fiatoni visti già nel primo tempo sembrerebbero testimoniare il contrario.

Pessimo possesso

A dimostrare la mancanza di coraggio anche il dato del possesso palla generale, basso come mai era accaduto negli ultimi tre mesi: peggio, in stagione, era stato fatto solo con il Napoli (14 ottobre: 44,37%) e con l'Atalanta (20 agosto: 43,34%), quando ancora non era la vera Roma. Un altro dato ormai significativo è quello della scarsa capacità offensiva, stavolta corrispondente al numero generale dei tiri, appena 1 nello specchio, 7 in totale. Segno che stavolta si è costruito davvero poco, nonostante un primo tempo condotto col piglio della squadra abituata a dominare. 31 reti n 20 partite, addirittura 22 in meno della Lazio (adesso terza in classifica a parità di partite giocate, visto che domani come la Roma dovranno recuperare la partita mancante, con l'Udinese in casa), sono un bottino mortificante per una squadra con le ambizioni e la rosa della Roma. E pensare che il suo attaccante più prolifico è segnalato in uscita. Misteri di Trigoria.