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L'analisi di Manchester United-Roma 3-2: tutti i “se” che mancano per tenere quel livello

Nel 1’ tempo ci sarebbe voluto maggior cinismo davanti, nella ripresa maggior coraggio. E qualche alternativa che però andrà presa

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
05 Novembre 2026 - 07:30

La partita di Manchester è vissuta, si è sviluppata e si è conclusa sui «se». Ce ne sono centomila che avrebbero potuto determinare un’impronta diversa a una sfida che, evidentemente, però, il destino ha voluto scrivere così. E forse è da uomini saggi, pur con il cuore dolorante e l’anima provata, pensare che in fondo non si è perso niente di definitivo, solo tre punti in una fase campionato della Champions League in cui la Roma ha ancora tutte le carte in regola per poter arrivare almeno ai playoff di febbraio. E Gasperini è un uomo saggio, è un allenatore straordinario. Saprà trarre il meglio da quello che è accaduto, e lo ha già annunciato alla fine della partita: «Questa ci servirà da lezione molto più della sconfitta con il Real Madrid». Intanto si deve partire da un presupposto: ancora una volta la Roma ha dimostrato, quando riesce a esprimere al meglio il suo gioco, di non avere probabilmente neanche in Europa squadre in grado di tenere il suo ritmo. Inter, Como, Real Madrid, ma anche Manchester United, team formidabile almeno a guardare i nomi che compongono la rosa, quando la Roma ha spinto sull’acceleratore hanno sbandato e hanno sofferto la grande capacità della squadra giallorossa di annullare ogni fonte di ispirazione di gioco con una costanza che in quelle gare ha mostrato solo un limite: quello di non riuscire a mantenere il livello dell’impegno alto per tutta la partita.

Una volta Gasperini riusciva a garantire questa intensità grazie al limite dei tre cambi. Lavorava come nessun altro tecnico sulla preparazione atletica e quando gli altri, sfiancati dalle pressioni costanti, mollavano qualcosa, non riuscivano a risolvere attingendo alla panchina. Adesso è diverso, soprattutto quando i cambi sono di qualità come quelli che possono garantire Inter, Real e Manchester United, che martedì ad esempio è stato in grado di mettere in campo nella ripresa gente come Tielemans, Mount, Lacey, Lisandro Martinez e De Ligt, tipetti che alla Roma sarebbero sempre titolari. Da quest’altra parte i primi due cambi sono stati Lulli e Pisilli, due ragazzi di prospettiva che hanno però probabilmente abbassato il livello che era stato garantito nel primo tempo da Rensch, finché c’è stato, e da Mora, sostituito all’intervallo. I cambi successivi sono stati esclusivamente conservativi, per riuscire a tenere agonisticamente alto il livello dei difensori, particolarmente provati dal forcing dei Red Devils. E forse non è solo un caso che a “tradire” sia stato Balerdi, con quel liscio clamoroso che ha favorito il gol del 2-2 e di fatto invitato il ManUtd a insistere.

I se del primo tempo

Ma dicevamo dei se. I primi rimpianti si appuntano in quel primo tempo chiuso con “appena” due reti di vantaggio. Se gli attaccanti della Roma fossero stati più cinici, il risultato che ne sarebbe derivato sarebbe stato a prova di qualsiasi rimonta. Dopo il 2-0 la Roma ha avuto una palla clamorosa per Malen che, ormai solo davanti a Lammens si è perso il pallone tra i piedi; poi Lulli appena entrato ha avuto tra i piedi la palla buona di prima per mandare Malen a tu per tu di nuovo, ma ha fatto un controllo inutile e ha servito il compagno quando ormai era in fuorigioco; in un’altra occasione ha crossato lunghissimo quando al centro dell’area si erano liberati ed erano solissimi Mora e Cristante, con la difesa del Manchester schiacciata davanti alla porta; poi Soulé ha servito nello spazio diagonale verso sinistra una palla a Mora invitante e forse un po’ pigra, ma il portoghese l’ha attesa invece di attaccarla per battere a rete in solitaria e ha così permesso a Diallo in lunghissimo ripiegamento di salvare in scivolata disperata; e ancora Malen è partito dritto in mezzo a due uomini su spizzata di testa di Cristante e ha tirato forse un po’ troppo presto, costringendo comunque Lammens alla parata in tuffo; e infine Soulé che all’ultimo dei due minuti di recupero si è accentrato da destra e ha calciato di collo intero come sa fare lui dando a tutti l’illusione di aver insaccato il pallone al sette, in realtà sfiorando il palo. Parliamo di solo occasioni nitide, per tacere delle altre potenziali.

I se del secondo tempo

La Roma è rientrata dall’intervallo con Pisilli al posto di Mora, scelta conservativa di Gasperini che probabilmente gli eventi della ripresa hanno dimostrato essere stata incauta. Ma noi restiamo convinti che in quel bailamme chiunque ci fosse stato non sarebbe cambiato granché (dei sostituti di Manchester, intendiamo: perché magari ad avere disponibili Dybala, Pellegrini e Koné...). Perché quando la Roma ha preso tre gol su quattro calci d’angolo col Real si era detto che era accaduto perché in quel momento in campo non c’erano Cristante, Hermoso e Mancini, ma nei quattro in quattro minuti battuti martedì dallo United c’erano e solo per caso il gol non è stato preso (due occasioni per Maguire, una per Dalot). Dunque i cambi stavolta c’entrano solo per un fatto: non hanno migliorato la squadra, mentre quelli di Carrick sì. E qui arrivano i tanti “se” della ripresa. Il primo, il più evidente, l’attitudine della Roma sin dal primo minuto (incursione di Baleba, Roma graziata per lo stiramento del centrocampista) a guardare indietro invece che avanti, a tornare a destra invece di andare a sinistra e viceversa, a difendere piuttosto che attaccare. E come abbiamo detto più volte, la Roma di Gasperini o attacca a mille o non è. Non è proprio. Non è una squadra. Non è in grado di difendere. Certo, è un difetto, ma connaturato al gioco stesso. E qui entrano per l’appunto i rimpianti: perché per essere la squadra di Gasperini, non si può mai mollare niente. Se uno molla ti ritrovi l’avversario solo davanti al portiere (Balebà al primo, Cunha sul rigore inventato, Mbeumo subito dopo il rigore, Cunha per il gol del 3-2 ecc.).

Nell’analisi in grafica qui accanto abbiamo individuato le varie responsabilità. Non per puntare il dito su un giocatore, ma per evidenziare come sia fragile quella filosofia se non tutti sono all’altezza del proprio compito. Ecco perché riteniamo assolutamente corretto il ragionamento di Gasperini di fine partita. Questa partita lascia un insegnamento persino facile da cogliere. Nessun dorma in campo e soprattutto si dia modo al tecnico a gennaio di avere quelle altre due alternative di livello che anche in questi momenti di emergenza (per esempio in attacco, ma anche in mezzo al campo o sulle fasce) siano in grado di tenere alto il livello. Se vuoi scontrarti con questi top team e pensare di batterli devi avere due cose: un allenatore in grado di regalarti un gioco così performante, e qui siamo a posto, e una rosa all’altezza. Qui manca ancora qualcosa, e a gennaio bisognerà intervenire chirurgicamente.

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