L'analisi di Udinese-Roma 2-5: nessuno sa prenderli, è Gasperini in purezza
A Udine la summa di tutto: azioni costruite, transizioni letali, palle inattive, inserimenti, aggiramenti e verticalizzazioni. È la fabbrica dei gol
(GETTY IMAGES)
A un certo punto ti viene il dubbio che gli avversari all’improvviso non siano all’altezza, che la loro approssimazione sia figlia di qualche strano virus, che siano sostituiti nella notte da qualche clone inadeguato per l’impegno. Va talmente forte la Roma che in qualche momento ti chiedi se lo sport sia lo stesso per cui sei abituato a soffrire combattendo su ogni azione come se da quel contrasto dovesse dipendere la tua felicità, e quella di un intero popolo. E invece in queste sfide ti ritrovi a pensare che i contrasti non contano perché tanto li vinci tutti, e quando attacchi non ti prendono, e quando difendi ti fanno il solletico. Sta capitando spesso, quest’anno già cinque volte: la stessa sensazione l’abbiamo avuta vedendo le scarse capacità difensive della Fiorentina, del Lecce, dello Slovan Bratislava in Champions, del Cagliari, sabato dell’Udinese. Poi capita che le stesse sfide si complichino: è capitato col Cagliari, ha rischiato di capitare anche con l’Udinese. E pure col Real Madrid, una delle squadre più forti al mondo come ha dimostrato recentemente imponendosi al Bernabeu nel Classico, per una settantina di minuti abbiamo avuto l’impressione di una Roma stellare, prima di quell’incredibile successione di errori sui quattro calci d’angolo che in sette minuti hanno ribaltato ogni prospettiva. Dove nasce tanta superiorità che la Roma esprime per partite intere o comunque per abbondanti porzioni di partita?
Non solo marcature a uomo
Abbiamo più volte sviscerato i temi legati alla fase di non possesso gasperiniana, una filosofia quasi unica al mondo, inventata dall’artigiano di Grugliasco, che trae il segreto della sua infallibilità nel presupposto stesso del suo fondamento: se ogni giocatore è chiamato ad occuparsi di un riferimento, la sua concentrazione non può mai calare perché da quell’attenzione dipende inevitabilmente il destino della squadra. È una forma di autoresponsabilizzazione che quando è sorretta dalle qualità tecniche (e agonistiche) dei giocatori a disposizione, trasforma una squadra in un esercito di combattenti che si fomentano l’uno con l’altro, l’uno per l’altro. Ma come testimonia il dato medio del possesso palla (la Roma ha il quinto possesso in Serie A, con il 56,3%, inferiore a queli di Inter, Como, Juventus e Milan), sui sessanta minuti di gioco effettivo, la squadra va alla ricerca del recupero del pallone per 25 minuti. Negli altri 35 è lei a gestirlo ed è in questi momenti che solitamente si genera la differenza con gli avversari.
Il segreto di Gasperini
A Udine si è vista una summa di tutto ciò che la Roma è in grado di fare in fase di possesso palla per la finalizzazione. Gol, legni e occasioni sono fiorite nel primo, soprattutto, ma anche nel secondo tempo, con un campionario così vario da poter essere mostrato a chiunque volesse capire qualcosa del calcio offensivo di Gasperini: azioni costruite dal basso, transizioni medie e alte letali, inserimenti a sorpresa dei difensori (e dei centrocampisti), rotazioni e sviluppo sulle catene laterali, aggiramenti a due o tre ampiezze, verticalizzazioni e anche un gol su calcio d’angolo, il quarto da inizio campionato (dopo Hermoso con l’Atalanta, Castro col Genoa e Balerdi col Napoli). Quattro gol su corner li hanno realizzati anche Lecce e Udinese, nessuna squadra ha fatto meglio di queste tre. Avere il quinto dato medio di possesso palla e l’attacco più prolifico significa anche che la Roma ha una attitudine particolarmente sviluppata di trasformare il possesso in occasioni, molto più di quanto non sappiano fare ad esempio le squadre che la precedono nella classifica del possesso. E tutto si deve allo sviluppo di gioco di Gasperini, con le sue diverse caratteristiche. Vediamole nel dettaglio.
Segnano tutti
Intanto la distribuzione delle segnature porta a dire che centrocampisti e difensori segnano come gli attaccanti: la torta della distribuzione del ruolo è infatti perfettamente equilibrata, con 14 gol dagli attaccanti e 14 da difensori e centrocampisti. A Udine l’ultima dimostrazione: cinque reti, cinque calciatori diversi.
Ampiezze e rotazioni
Un’altra caratteristica tipica della costruzione gasperiniana risiede nella ricerca dell’ampiezza, che a volte è su due e altre anche su tre diversi livelli, soprattutto quando si aprono nella prima costruzione i due mediani. È in quei momenti di solito che il braccetto di parte si apre in fascia per garantire la seconda ampiezza, e l’esterno di zona si prende la terza, con la punta di parte che magari viene dentro al campo a garantire un sostegno centrale. È in queste combinazioni peraltro che spesso avviene l’inserimento del braccetto con una sovrapposizione esterna o a volte addirittura interna, che la Roma sviluppa peraltro soprattutto sulla parte destra del campo. Può capitare anche che sia il centrocampista nelle varie combinazioni offensive ad attaccare l’area, esattamente com’è accaduto a Udine a Cristante che, dopo aver segnato un gol di testa da centravanti, è andato anche a dettare una linea di passaggio a Soulé e poi, da trequartista, ha servito Mora per il gol del raddoppio. Ma è successo anche a Pisilli contro il Cagliari e a Balerdi a Napoli.
Con Malen sempre un gol in più
E poi c’è l’abilità specifica degli attaccanti. In particolare, Malen che da solo presenta dei numeri spaventosi. Dal 18 gennaio a sabato a Udine, l’olandese è stato capace di segnare 22 gol in serie A in 27 presenze, alla media di 0,81 a partita. 14 i gol nella passata stagione (in 18 partite), 8 quest’anno (in 9 partite). Ma il dato diventa impressionante nel rapporto con i minuti giocati. Donyell ha realizzato infatti 8 gol giocando 569 minuti, in pratica un gol ogni 71 minuti. È quindi anche migliorato il dato relativo allo scorso campionato, quando aveva segnato 14 reti giocando 1478 minuti, per una media di 105 minuti per gol. Il totale generale dà quindi 22 gol in 2053 minuti, quindi 1 gol ogni 93 minuti, in pratica un gol a partita. Con lui si parte sempre 1-0. Quanto alle modalità, la dote più efficace di Malen sembra essere l’attacco della profondità. Raramente lo vediamo attendere il pallone spalle alla porta (come facevano magari Lukaku o Dovbyk), molto più spesso lo vediamo muoversi in contromovimento per ricevere il pallone già in quel taglio della postura che gli permette di andare poi in verticale verso la porta. E quando tornerà Dybala sarà ancora meglio: l’intesa tra i due era spontanea. 6 dei suoi primi 19 gol sono stati ispirati dall’argentino.
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