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L'analisi di Roma-Lecce 2-1: l’affanno sembra passato, ora risultati e programmi

Battuto il Lecce con merito, al di là delle poche conclusioni, la Roma può chiudere bene. Ma serve chiarezza: solo con attaccanti all’altezza delle ambizioni di Gasp si possono puntare traguardi importanti

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
24 Marzo 2026 - 06:30

È finito l’ultimo segmento di stagione che prevede una pausa tra un impegno di campionato e un altro e la Roma si ritrova il suo bottino di 17 vittorie, 3 pareggi e 10 sconfitte che valgono il quinto posto in campionato con lo stesso punteggio della Juventus, a tre punti di distanza da quella che ormai è più di una outsider, il Como di Fabregas, una bella realtà che contenderà un posto in Champions alle altre fino alla fine. Contro il Lecce, la Roma ha ripreso la sua marcia, al termine di una partita sicuramente non spettacolare come molte volte (troppe?) è capitato quest’anno alla squadra di Gasperini. Come al solito si tratta di trovare un equilibrio narrativo tra le aspettative e la realtà. Chi può dire che a meno di due mesi dal termine della stagione il quinto posto a pari merito della Juventus sia risultato deludente? Probabilmente nessuno. Ciò che amareggia oggi i tifosi della Roma sono le due premature uscite dalle coppe contro due squadre inferiori e sfavorite nel pronostico alla vigilia delle due gare che hanno determinato il verdetto, peraltro, con inattese sconfitte casalinghe. Ma il discorso delle aspettative riguarda non solo i pronostici di inizio stagione (e all’epoca nessuno dava una Roma già pronta per inserirsi tra le prime quattro della classifica) ma soprattutto i contesti entro i quali poi si svolgono le partite e dunque si possono commentare le prestazioni. E la Roma vista nell’ultimo mese, dalla sfida con la Juventus in poi, stata una Roma in palese affanno, priva dei suoi migliori giocatori dell’attacco, a parte ovviamente Malen (arrivato a gennaio) e costretta a giocare molto spesso con gli stessi uomini con il rischio, che purtroppo in qualche caso si è trasformato in realtà, di usura e infortuni. 

Il dominio col Lecce

In questo senso, la partita con il Lecce non ha raccontato niente di nuovo: la Roma ha vinto tirando appena due volte nello specchio della porta, la prima con Pellegrini nel primo tempo, la seconda con il colpo di testa di Robinio Vaz nella ripresa. Anche il Lecce ha tirato in porta due volte, una delle quali è stata respinta di testa sulla linea da Hermoso a gol fatto. Ma il risultato non è stato casuale, a fronte del dominio praticamente ininterrotto della Roma per tutta la partita (76% di possesso palla nel primo tempo, media finale 67%) e della proposta inesausta sul fronte offensivo, povera di conclusioni solo per l’atteggiamento chiaramente conservativo del Lecce, soprattutto nel primo tempo (in totale 10 calci d’angolo tirati a 2). Questa partita non rappresenta in nessun caso qualcosa di probante nella stagione romanista, ma forse dimostra quanto sia mancata la fantasia soprattutto di Dybala e Soulé (e magari di Bailey, o di chi dovunque comunque avrebbe dovuto colmare una lacuna presto individuata da Gasperini), che è uno dei presupposti fondamentali per far funzionare l’attacco delle squadre di Gasperini. 

Ma quale pessimo carattere...

E così torniamo alla vera questione centrale di ogni squadra di calcio: a far la fortuna degli allenatori sono i giocatori, non succede mai il contrario. Poi ci sono casi straordinari in cui l’allenatore riesce a trasformare i suoi calciatori portandoli a esprimersi avvicinando ognuno dei quali al 100% del proprio potenziale. E Gasperini è sempre stato tra questi tecnici. Ovviamente, quando era al Genoa non poteva pensare di vincere scudetti o competizioni europee, all’Atalanta pian piano ci si avvicinato e in un anno straordinario c’è persino riuscito. E se uno come lui ha accettato di guidare la Roma e perché riteneva che qui, e non altrove, ci fossero le potenzialità per aumentare ancora un po’ di più le ambizioni di vittoria, sue e evidentemente della squadra che avrebbe allenato. La favoletta del pessimo carattere è usata troppo spesso da tutti quelli che non riescono a tenere il passo delle sue ambizioni. 

Ci fossero stati Lookman e Dybala...

Proviamo anche solamente ad immaginare a cosa sarebbe stata la stagione della Roma se Gasperini avesse avuto con continuità a disposizione Dybala, Soulé è un esterno offensivo di piede destro alla Lookman da alternare ai giocatori attualmente della rosa. Alla fine il calcio è una cosa semplice. Trova un allenatore capace, e Gasperini è uno dei migliori d’Europa, mettigli a disposizione i giocatori migliori in base alle ambizioni che le tue finanze ti permettono di coltivare e otterrai i risultati che vuoi. Tutto il resto sono scuse da perdenti. 

I cambi tattici con il Lecce

Dal punto di vista strettamente tattico, Roma-Lecce è stata comunque una partita interessante. Di Francesco è partito con una sorta di 343 molto conservativo, più simile a un 541, nel quale Pierotti più che da centrocampista esterno fungeva da terzino su Tsimikas, Gallo si abbassava su Rensch, e così Banda a sinistra e Gandelman a destra erano costretti a difendere esternamente sulle frequenti discese dei “braccetti” romanisti in libera uscita. La Roma ha messo le tende nella metà campo avversaria e ha tenuto il pallone per il 76% del tempo, che è una percentuale praticamente totalitaria. Il gol ha cambiato un po’ il senso della partita e “liberato” le cautele dei salentini. Di Francesco ha subitop inserito Cheddira e Fofana, ha tolto Gandelman e alzato terza punta Pierotti sistemando la squadra col 433. E dalla panchina della Roma si sono subito affannati a chiedere a Pellegrini di cambiare la marcatura, rinunciando ad andare sul terzo centrale del Lecce (Danilo Veiga) come faceva nel primo tempo, ma a concentrarsi da trequartista centrale su Ramadani, nuovo play del rinnovato centrocampo a tre dei pugliesi. Questo ha creato nuovi spazi per il Lecce che all’improvviso ha alzato il baricentro e ha messo in difficoltà i difensori romanisti soprattutto con gli inserimenti di Fofana (27’ del secondo tempo, bravo Ndicka ad infastidirlo, ma poi il leccese è scivolato al momento di concludere) e N’Dri (28’ su una dormita di Ghilardi, con parata di Svilar e tap-in di Pierotti clamorosamente respinto sulla linea da Hermoso). Solo dopo Gasperini ha cambiato la squadra, inserendo Angeliño al posto di Tsimikas, Arena per lo stanchissimo Malen e, dopo poco, anche Venturino per Pellegrini. Con le forze fresche la Roma ha ripreso il controllo delle operazioni anche perché Vaz ha tenuto occupati i difensori del Lecce sulla palle lunghe, Venturino e Arena si sono dati da fare ad occupare spazi in ripartenze che poi magari non sono state perfettamente rifinite per un dettaglio. La Roma ha giocato anche un po’ con il cronometro e il triplice fischio ha sancito la fine delle sofferenze e l’inizio della tregua con la tifoseria. Ora sotto con le prossime otto partite.

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