L'analisi di Roma-Sassuolo: quando cambia il ritmo si vede la mano di Gasp
Non è stata solo una questione di qualità tecnica. La Roma nel secondo tempo ha giocato con maggior intensità e più coralmente
(GETTY IMAGES)
Sono stati 3 i fatti importanti che hanno influito in maniera decisiva sul risultato di Roma-Sassuolo: lo spirito di fratellanza del gruppo romanista che ha contribuito ad imprimere la svolta data nel secondo tempo; la maggiore qualità dei giocatori, un po’ distratti e inconcludenti nelle rifiniture delle azioni del primo tempo, assai più determinati e precisi in quelle della ripresa; la maggiore partecipazione corale alle azioni, grazie allo spostamento in avanti del baricentro del possesso palla e al contributo meno egoistico di molti elementi. Poi ci sono stati altri fattori più o meno di contorno, dalla parata decisiva di Svilar nel primo tempo all’intervento risolutivo di Mancini su Laurienté, dalla superiore spinta propulsiva di Wesley allo spirito diverso di Dybala, dalla maggior concretezza di Koné alla crescita di Pisilli, dalla maggiore precisione nelle conclusioni all’abbassamento progressivo delle difese “immunitarie” del Sassuolo. Insomma, la Roma si è presa la partita quando è stato necessario farlo e tutte le teorie su cui per un tempo intero si era poggiata l’ambizione della squadra ospite si sono frantumate quasi all’improvviso, intorno all’uno-due portato intorno alla mezz’ora del secondo tempo.
La favola dell’attacco “pesante”
Il risultato demolisce le certezze su cui erano montate alcune strampalate critiche all’allenatore riguardo ad esempio alla maggiore capacità di penetrazione dell’attacco cosiddetto “pesante” con un centravanti e due mezze punte rispetto all’utilizzo di Dybala come falso nove. Contro gli emiliani, il contributo di Ferguson nel primo tempo è stato piuttosto limitato, anche per via dell’infortunio patito dall’irlandese e la Roma ha trovato gli spazi maggiori solo nel secondo, quando l’attacco è stato costituito oltre che da Soulé - sin dall’inizio trequartista centrale con il compito di marcare Matic - con due punte leggere come El Shaarawy e Dybala.
A mano a mano che la Roma ha preso possesso delle chiavi del gioco, alzando il proprio baricentro, sono fioccate le azioni da gol e dopo l’uno-due mortifero di Koné e Soulé, il Sassuolo ha alzato bandiera bianca e sono piovute le occasioni. Non conta, dunque, la composizione “corporea” dell’attacco, quanto l’efficacia dell’iniziativa offensiva, la disponibilità alla corsa continua, l’attacco persistente delle zone più fragili della difesa avversaria lavorando quindi nella maniera migliore sulle marcature preventive per prevenire possibili transizioni negative. Nella Roma di Gasperini, come è già capitato nell’Atalanta di Gasperini, non contano tanto gli interpreti di giornata quanto la compresenza di certi fattori: la qualità tecnica, la spinta dinamica, la disponibilità agonistica. Quando una squadra di Gasperini compatta spinge sull’acceleratore - che si giochi con un trequartista e due punte pesanti, con il falso 9 e due mezze punte leggere, con tre punte vere o magari con tre fantasisti - la realtà non cambia. Quando invece ci si propone senza generosità, si sbaglia troppo dal punto di vista tecnico, si calcia senza precisione, può anche variare il modo di stare in campo, ma è difficile che si ottenga il risultato sperato. Tra Lecce e Sassuolo, la Roma ha portato invece a casa sei punti nonostante le enormi difficoltà a mettere insieme una formazione con una forma affidabile e senza ricambi adeguati.
La corsa, prima della tecnica
A fine partita l’allenatore del Sassuolo Grosso ha sottolineato come a far la differenza sia stata la qualità tecnica maggiore a disposizione dei suoi avversari, ma stavolta il discorso regge fino a un certo punto perché la differenza si può cogliere netta quando si schierano le squadre titolari, ma quando ci sono tante assenze da assorbire, non può essere la chiave tecnica l’unica spiegazione al risultato maturato sul campo, soprattutto per l’enorme differenza che c’è stata tra la Roma del primo tempo e quella del secondo. Non va dimenticato che le squadre di Gasperini da sempre stordiscono gli avversari nei secondi tempi, quando cioè maggiore si avverte il beneficio della migliore preparazione atletica e anche in questo campionato le differenze si cominciano ad avvertire.
Adesso viene il bello
Alla fine la produzione offensiva è stata davvero rilevante, come dimostrano anche le statistiche crescenti dei due tempi. Nel primo gli expected goal si sono limitati al dato misurato di 0,46 (contro 0,67 degli ospiti) a fronte di 9 tiri in totale di cui solo uno in porta. Nel secondo tempo, il dato è cresciuto in maniera esponenziale, con il parziale di xg di 2,09 (contro 0,07 degli ospiti) per 17 tiri totali, di cui 5 in porta. Ciò che impressiona in certi casi è proprio la capacità agonistica di una squadra che vince sempre contro le formazioni tecnicamente più deboli grazie anche alla capacità di soverchiarli nel secondo tempo, quando si presume che una spinta propulsiva possa diminuire invece aumenta. L’esempio più chiaro viene dall’azione del secondo gol con la percussione di Ghilardi, l’ultimo arrivato, il terzo di difesa che si butta nello spazio, nonostante il vantaggio appena conseguito, spinto dall’idea di dover cercare il secondo gol piuttosto che difendere il primo, e attraverso la penetrazione riceve la palla, la scarica all’indietro e trova in area la superiorità numerica di uno degli attaccanti (El Shaarawy) che ha avuto la prontezza di sfiorare il pallone e lasciarlo al trequartista (Soulé) che è andato al tiro a porta vuota. E stiamo parlando di una squadra in grosse difficoltà quanto a produttività offensiva.
Ecco perché Gasperini si è spesso speso privatamente e pubblicamente per fare in modo che ci si rendesse conto della necessità di aumentare prima possibile il numero degli attaccanti a disposizione, considerando anche che si va verso il finale di stagione con i rinnovi sub-judice di Dybala, Pellegrini ed El Shaarawy, con Ferguson in prestito e Dovbyk ora addirittura fermo in infermeria per un periodo indeterminato di tempo. Con il rientro di Cristante e Ndicka (già da subito), la conferma che Ghilardi e Ziolkowski possono rappresentare delle valide alternative, l’imminente ritorno di El Aynaoui, uno dei principali protagonisti della Coppa d’Africa e l’arrivo magari dei due attaccanti richiesti, la Roma da qui a fine maggio potrà recitare un ruolo di assoluta protagonista, lottando fino alla fine per un posto in Champions e magari anche togliendosi qualche soddisfazione importante nelle altre due competizioni. La strada, come ha voluto ribadire anche Ryan Friedkin, è tracciata: uniti e compatti al fianco (o dietro, a seconda delle gerarchie) di Gian Piero Gasperini.
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