Fa strano confrontare le due partite giocate dalla Roma quest'anno contro la Sampdoria per alcune evidenti similitudini e per certe convergenti valutazioni. Eppure sono state due partite diversissime, piuttosto equilibrate e vinte entrambe dalla Roma (4-1 e 1-0).

Sia con Di Francesco all'andata, sia con Ranieri al ritorno, la squadra giallorossa ha affrontato la Samp col 4231 con Schick al centro dell'attacco (segnò all'andata nella ripresa), con Kluivert e Pellegrini sulla trequarti (il terzo fu El Shaarawy all'andata, sabato Zaniolo) e con Cristante davanti alla difesa (allora con Nzonzi, ora con De Rossi). A dispetto del largo risultato maturato in quell'undici novembre, la Roma non dominò la partita, ma capitalizzò al massimo (una delle poche volte che è accaduto in questa stagione) le occasioni capitate.

Anzi, il rammarico fu vedere il baricentro comunque basso della Roma, primi segnali di una correzione di mentalità che Di Francesco allora stava cercando di introdurre: vanamente, visto che la partita successiva, dopo la sosta, fu quella della bruttissima sconfitta di Udine. C'erano già i prodromi di quello che sarebbe poi diventato il problema principale della squadra: l'incapacità di difendere con efficacia, senza esporsi in maniera quasi grossolana agli attacchi avversari. Di Francesco ha fallito nel suo obiettivo, ora Ranieri è ripartito da qui.

Quella linea alta

Eppure l'atteggiamento della difesa romanista a Genova l'altra sera non è stato affatto timido. Al di là dei riscontri numerici, mai la linea difensiva ha lasciato troppo campo davanti a sé negli sviluppi di gioco dei blucerchiati. È vero però che il baricentro medio è rimasto basso, 46,2 metri: ma questo dato ha a che fare soprattutto con la scelta strategica di lasciare agli avversari il possesso palla e di evitare le pressioni troppo offensive. Chiara la ricerca della compattezza, non necessariamente "scappando" di fronte ai portatori avversari.

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TatticaMente Di @danielelomonaco Ai tempi del Var, restano nella mente dei tifosi e nei taccuini dei cronisti diverse azioni che in realtà si sviluppano solo perché gli assistenti degli arbitri non le interrompono, per non rischiare di sbagliare, confidando magari nella rilettura televisiva. Ma questa è necessaria solo se l'azione si trasforma in gol. Diversamente, non c'è revisione e dunque si tende ad assegnare lo "status" di occasione da gol anche ad azioni che in caso di rete sarebbero state rese vane sin dal momento embrionale. È il caso della conclusione di Quagliarella alta di pochissimo al 6' del primo tempo, viziata da un fuorigioco di Defrel evidenziato dal secondo fotogramma della serie qui riprodotta. Nel primo fotogramma si vede la verticalizzazione di Tonelli su Linetty (freccia continua blu) che, come da manuale giampaoliano, viene incontro e gira subito di prima (curva blu) alla ricerca della combinazione giusta dei tre giocatori più offensivi. Ma i difensori della Roma si muovono benissimo in avanti (frecce rosse) e al momento del tocco di Linetty, lasciano in fuorigioco Defrel (la sua linea tratteggiata è blu, quella di Fazio è rossa) che poi comunque controllerà il pallone, lo scaricherà per Saponara che (fotogramma 3) andrà a servire Quagliarella abituato ad andare in taglio profondo infilandosi tra il centrale e il terzino destro. Nello specifico, l'eventuale responsabilità di Manolas starebbe soprattutto nel non aver mai guardato l'avversario per tutto il tempo della giocata tra Defrel e Saponara. Nell'ultimo fotogramma la conclusione di Quagliarella che finirà alta sopra la traversa di Mirante

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L'atteggiamento da "piccola"

La squadra presentata da Ranieri a Marassi non era solo giovane d'età (83 anni in quattro tra trequartisti e punta centrale), ma ha avuto anche un comportamento da "piccola" squadra, lasciando troppo l'iniziativa alla Sampdoria. I numeri parlano chiaro: 18 tiri totali concessi (contro 16), quasi 63% di possesso palla lasciato agli avversari, appena 326 passaggi completati (contro 554) che rappresentano peraltro solo il 76% del totale, 521 palloni giocati contro 734, senza alcun tentativo di costruzione della manovra dal basso (appena due le palle giocate con la mano da Mirante).

Cercando sotto la superficie emergono però anche altri numeri che restituiscono quei meriti che nessuno può disconoscere perché i tiri nello specchio della porta sono stati 4 per la Roma (contro 2), perché la percentuale dei contrasti vinti è stata superiore (76% contro 71%) e per il dato finale degli expected goals (1,71 per la Roma contro 1,48 per la Sampdoria). Dunque gioca da piccola, ma riesce anche ad ottenere risultati da grande. Tra l'Udinese e la sfida di Milano con l'Inter si attendono conferme.

La spizzata sul secondo palo

C'è poi una certa somiglianza tra il primo gol segnato dalla Roma alla Sampdoria all'andata e quello realizzato l'altra sera da De Rossi che ha portato i tre punti. All'andata il corner da destra fu calciato da Pellegrini a uscire nella zona del primo palo dove Cristante andò alto a spizzare la palla verso il secondo palo dove Jesus arrivò da dietro a correggere la traiettoria dentro la porta. Al ritorno Kolarov ha battuto da sinistra a uscire, Schick ha deviato e De Rossi ha raccolto sul secondo palo.

Questo conferma due dati: la larga cerchia di goleador romanisti (il capitano, al primo gol in campionato quest'anno, il secondo stagionale dopo quello di Oporto, è diventato il diciassettesimo giocatore della rosa ad andare a segno in serie A: nessuno ha fatto meglio) e la tendenza a sfruttare nella maniera migliore i calci piazzati (sono 21 i gol arrivati da palla ferma, anche questo è un record). Non si può invece certo celebrare il clean sheet, evento troppo raro per poterlo realmente apprezzare. Se sarà una conseguenza di questo atteggiamento più cauto della Roma si vedrà anche questo nelle prossime gare. E magari si potrà dire che Ranieri è ripartito da zero.

Il problema degli esterni

C'è poi un dato che non inorgoglisce nessuno e riguarda il numero altissimo degli infortunati di stagione. Col ko (addirittura il quarto della stagione per lui) di Karsdorp, adesso Ranieri si trova in grave imbarazzo. A Genova ha dovuto chiedere un sacrificio a Juan Jesus, adattandolo a destra nonostante il piede migliore sia il sinistro, per non spostare Manolas che indubbiamente rende meglio da centrale e poi ha fatto più volte capire di non amare giocare sulla fascia.

Improponibile nel ruolo Fazio e avendo fuori causa sicuramente Santon (da verificare invece il possibile ritorno di Florenzi) Ranieri ha pochi giorni di tempo per presentare una soluzione accettabile contro l'Udinese. Né, ammesso e non concesso che abbia voglia di dedicare tempo a questo esperimento, risolverebbe qualcosa giocare con tre centrali, visto che mancherebbe in ogni caso un esterno di fascia da piazzare a destra.

In più mancherà pure Kolarov, che verrà squalificato per somma di sanzioni. E in teoria il sostituto per Ranieri sarebbe proprio il brasiliano Juan Jesus. Se non tornerà Florenzi, insomma, Ranieri dovrà lavorare sul possibile adattamento di un centrocampista, magari Cristante, uno che avrebbe tutte le qualità per farlo in emergenza. Forse l'unico della rosa.

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📝 TATTICAMENTE parte 2📝 Di @danielelomonaco Quel pasticciaccio brutto dell'ultimo minuto di gioco, così sinistramente simile a quello che costò due punti nel finale della gara di Cagliari. Sul rinvio di Mirante i giocatori della Roma si posizionano davanti agli avversari, e non tra loro e il pallone, confidando evidentemente nel calcio lungo del portiere. Ma Mirante calcia corto e Gabbiadini, non schermato da De Rossi (circoletto rosso del primo fotogramma) prova subito ad imbeccare Defrel: Fazio è sulla traiettoria, intercetta e riparte, ma si avventura in un dribbling evitabile proprio con Gabbiadini, poi verticalizza in direzione di Linetty che di prima (secondo fotogramma) lancia immediatamente proprio Defrel nello spazio lasciato vuoto dall'argentino. Poi sprecherà Quagliarella

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