Sono tante le cose che non hanno funzionato nella Roma che domenica ha affrontato una delle più forti squadre della serie A, forse l'unica italiana veramente forte al di là della capolista Juventus. E se sono quattro gli aspetti in cui si possono analizzare le partite (tattico, tecnico, agonistico, psicologico) bisogna dire che il Napoli ha stravinto su tutti i fronti. Dati alla mano.

La mossa di Verdi

Il primo elemento che è balzato agli occhi, dopo pochi minuti di partita, è stata quella evidente superiorità numerica degli azzurri sulla trequarti romanista che ha spinto Ranieri a rivedere l'impianto tattico su cui aveva costruito tutta la sua strategia nei tre allenamenti prima della partita. Nell'idea del tecnico romanista, il 4231 avrebbe potuto essere il sistema migliore per fermare il Napoli, sia in fase di possesso (costringendo i terzini di Ancelotti ad occuparsi dei due attaccanti di fascia giallorossi, portando alla parità numerica offensiva) sia in fase di non possesso, chiedendo in quel caso il sacrificio proprio di Schick e Perotti a ripiegare sulle discese di Hysaj e Rui. Uno stallo che però ha consegnato la gara alla squadra più tecnica. In più Ancelotti ha scelto di attaccare in due diverse maniere a sinistra e a destra, sconvolgendo i piani difensivi della Roma. Perché sul suo fronte sinistro, il Napoli ha alzato moltissimo Rui, facendo correre parallelamente Verdi più dentro al campo a cercare combinazioni rapide con Fabian Ruiz per il continuo sostegno ai mobilissimi attaccanti Milik e Mertens. Dall'altra parte invece Callejon ha provato in un paio di occasioni a ricevere palla verso la sua metà campo senza la sovrapposizione di Hysaj (che si è tenuto assai più basso del compagno mancino) per attirare fuori Kolarov lontano dall'area e andare così a colpire alle sue spalle. Risultato? Da una parte, sulla sua destra, la Roma si è trovata in costante inferiorità numerica (che con l'immediato passaggio al 433 Ranieri ha soltanto attenuato), con De Rossi inizialmente messo in mezzo e Schick costretto a correre fino alla sua bandierina dietro agli avversari, dall'altra sono arrivate un paio di occasioni favorite da clamorosi buchi nei quali Callejon e lo stesso Mertens si sono buttati. E questo è capitato soprattutto quando la Roma ha provato a tenere alto il baricentro e anche a pressare vicino all'area. Quando poi col palleggio il Napoli ha costretto la squadra giallorossa ad abbassarsi, ne è scaturito un lunghissimo possesso palla che a tratti è stato persino umiliante (media primo tempo 63,7%). La Roma oggi questo è: una coperta corta che fatica a spostarsi per coprire tutte le zone del campo.

I passaggi sbagliati

Anche tecnicamente non c'è stata partita. E al di là del freddo riscontro numerico (la Roma ha sbagliato 74 passaggi, il 20% del totale, il Napoli 60, appena il 10%), è sembrato evidente il gap tra una squadra che palleggiava rapidamente e un'altra che faticava moltissimo a uscire dalle pressioni con lucidità. E pensare che il Napoli non è né una squadra particolarmente "corta" sul campo (39,4 metri di lunghezza, la Roma 37,4) né alza mai la linea difensiva (0 i fuorigioco provocati, 2 quelli invece in cui sono caduti gli attaccanti napoletani). Quindi spazio per giocare ce ne sarebbe anche stato, ma oggi il pallone scotta tra i piedi dei romanisti e molti sembrano avere precisi limiti tecnici (per esempio Santon, ma hanno sbagliato tanto anche Perotti, Kolarov, De Rossi, Cristante e Nzonzi).

La questione mentale

A detta di tutti i tecnici che allenano la Roma il problema maggiore da risolvere da queste parti pare essere quello legato alla serenità mentale. Anche Ranieri ha parlato di "mazzate" psicologiche in riferimento ai due gol presi ad inizio tempo. Eppure in entrambe le occasioni sono stati evidenti gli errori tecnici o tattici: quel passo trattenuto da Fazio in occasione dell'assist di Verdi a Milik sul primo gol non aveva ragione di essere. Così come nel secondo - trattato nelle grafiche a parte - sono evidenti le responsabilità dei singoli. Forse il maggior disagio dal punto di vista mentale sta nel fatto che oggi questa squadra non sa più né attaccare né difendere. E in campo si smarrisce. Ranieri ha provato a togliere qualche incombenza tattica sperando di "pulire" la mente dei suoi calciatori, ma finora ha ottenuto l'effetto opposto. Dietro se non interviene Manolas si balla parecchio. E non consola affatto l'idea che il greco mancherà anche domani sera con la Fiorentina.

Ora Ranieri deve scegliere

Così adesso il tecnico si trova di fronte a un bivio: in preparazione della partita di domani e anche della gara di Genova di sabato con la Sampdoria deve scegliere se optare per uno schieramento prettamente difensivo (zero pressioni offensive, tutti sottopalla in fase di non possesso magari dietro la metà campo, grande densità in mezzo e rapide transizioni puntando su uomini veloci davanti, sfruttando anche il rientro di Ünder) oppure provare a liberare l'anima offensiva che c'era indubbiamente con Di Francesco (anche se applicata con poche fortune soprattutto in questa stagione) e che adesso sembra oscurata. Ciò che andrà assolutamente evitata è questa via di mezzo vista col Napoli che fa soprattutto risaltare i difetti: e quindi si fanno le pressioni poco convinte, di conseguenza si lascia sempre campo agli avversari e si è costretti a correre all'indietro in difesa. Oppure ci si abbassa all'improvviso, si lascia il possesso infinito agli avversari e se si recupera la palla non si ha neanche la forza di provare una transizione puntando veloce la porta avversaria.

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📝 TATTICAMENTE 📝 Di @danielelomonaco Se al primo gol di Milik la Roma aveva, «senza sapere bene come» per citare Ranieri, saputo porre rimedio pareggiando alla fine del primo tempo su rigore, il gol del 2-1 realizzato da Mertens all'inizio del secondo tempo è quello che ha tagliato le gambe ai giallorossi. Si è detto della evidente responsabilità di Olsen, autore di un intervento goffo ed inadeguato sul cross basso di Callejon (la palla gli è passata sotto al braccio), ma vanno sottolineate anche altre imperfezioni. Intanto a causa della mancata copertura dell'esterno alto offensivo, sul pallone giocato in origine dell'azione da Mario Rui è stato costretto ad uscire Santon che poi sulla percussione centrale di Mertens ha ovviamente lasciato la linea difensiva scoperta da un lato e infatti come si vede nel primo fotogramma se il belga invece di tirare avesse servito sulla sua sinistra Verdi la Roma sarebbe stata impreparata. Mertens ha comunque deciso di tirare e Fazio si è frapposto, respingendo il pallone che con un'alta parabola è finito poi nella disponibilità di Callejon (secondo fotogramma). Lì c'è stato l'evidente errore di Kolarov che, sul cross dello spagnolo, si è leggermente voltato e questo movimento del corpo gli ha impedito di aprire il piatto del piede sinistro in tutta la sua estensione. Lì il difensore deve assolutamente impedire il passaggio del pallone davanti. Olsen avrebbe potuto sanare l'errore del compagno intervenendo in tuffo per respingere lontano il pallone, ma, come noto, ha mancato l'intervento. E a quel punto è saltata la marcatura di Manolas che si è lasciato sfilare alle spalle Mertens senza neanche mai guardarlo. Alla fine l'unico che ha avuto un atteggiamento giusto in questa specifica occasione è stato Fazio, che era andato in marcatura forte su Milik

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