Che cosa c'è stato di profondamente sbagliato nel primo tempo della Roma contro il Bologna lunedì sera da avvalorare la sacrosanta indignazione della tifoseria giallorossa? A volte, basta rivedere la partita e annotare ogni singolo comportamento - al netto delle emozioni che la visione "partecipata" in diretta inevitabilmente contempla - per capire dove e in che cosa si è venuto a concretizzare quel gap tra la linea di una prestazione adeguata alla situazione e la linea molto più bassa in cui si colloca l'effettiva prestazione fornita. Partendo però da un dato che si tende a dimenticare: il valore dell'avversario. Oggi il Bologna è una squadra decisamente più forte della classifica che occupa perché sta funzionando la cura "energetica" ma soprattutto la nuova impostazione tattica voluta da Mihajlovic con un parco giocatori decisamente diverso (basti pensare che, rispetto alla partita d'andata, il Bologna è partito con una formazione rinnovata per otto undicesimi: solo Skorupski, Danilo e Santander scesero in campo dall'inizio quel 23 settembre). E dopo aver vinto a San Siro con l'Inter e preso a pallate il Genoa nel turno precedente, l'allenatore serbo ha avuto a disposizione 9 giorni interi per preparare la partita con la Roma, che nel frattempo ha invece giocato la dispendiosissima partita di Champions col Porto. E Miha l'ha studiata talmente bene da individuare proprio i difetti che sono diventati tipici della squadra di Di Francesco: i cali d'attenzione individuali che finiscono per contagiare interi reparti, le mancate letture difensive dietro le spalle dei centrocampisti, certa tendenza individualista degli attaccanti, la mancata cooperazione dei difensori negli spazi allargati dai movimenti civetta degli avversari e si potrebbe ancora continuare. Se poi in generale la Roma affronta un tempo con quella mancanza di tensione, il compito per gli altri diventa persino più facile. Prendiamo quello che è accaduto nel primo tempo.

Gli errori offensivi

Sono passati appena 13 secondi, ad esempio, e Florenzi regala un pallone a Santander, che poi lo gioca a sua volta male. Il Bologna resta comunque a pressare alto, e la Roma sfrutta una ghiotta ripartenza con Dzeko che controlla a metà campo un pallone appena rubato e lo scodella sul lato destro dove Cristante prima lo intercetta togliendolo a Zaniolo lanciato in corsa, poi lo gioca lento per lo stesso Zaniolo, vanificando il possibile 4 contro 2 perdendo un tempo di gioco e facendo svanire l'azione. Al 3' e al 13' per ben due volte Dzeko conclude malamente di sinistro invece di servire Zaniolo e Kluivert posizionati meglio rispetto a lui. Al minuto 5'15" Florenzi parte in transizione veloce e arrivato in area invece di servire Dzeko e Kluivert impegnati ad attaccare due diversi spazi in due contro due, prova a far tutto da solo, perdendo il pallone. Quattro occasioni potenziali, vanificate solo da scelte discutibili.

Gli errori difensivi

Mihajlovic ha studiato bene la Roma e sa anche che quando pressa poco convinta lascia diversi spazi alle spalle di ogni linea di difesa. Al minuto 6'20", le mezze ali e i tre attaccanti romanisti sono morbidi ad osservare l'impostazione di Danilo che allarga a destra su Mbaye che serve in verticale Edera che sa esattamente quello che deve fare, ricevendo il pallone di spalle e quindi sul suo piede forte (è un mancino che gioca a destra): tagliare immediatamente il pallone forte su Santander. Lì manca la sapienza tattica di De Rossi, Nzonzi è fuori posizione, si crea l'uno vs uno tra Manolas e l'attaccante paraguaiano (Fazio era salito in pressione su Soriano) che è bravissimo a spizzare la palla di testa sul fronte offensivo opposto dove arriva Sansone su cui deve chiudere addirittura Florenzi, lasciando scoperto il lato su cui viene ad attaccare Poli. E sul 5 contro 4 che si viene a creare con i difensori in affannosa rincorsa poi per fortuna della Roma Poli sbaglia la scelta ignorando Edera da solo e tirando male in porta. Nella grafica illustriamo poi l'errore su calcio piazzato al 36', ma si potrebbe parlare anche di Nzonzi, morbido a contrastare Soriano (gran tiro all'8' deviato da Olsen) o di Kluivert che riprende una respinta da corner e controlla male aprendo la ripartenza bolognese. Negli ultimi dieci minuti del tempo, poi, la Roma abbassa ulteriormente la soglia dell'attenzione e mentre in fase di possesso sbaglia altre scelte, in difesa si torna a ballare, con Fazio che lascia passare un pallone tagliato da Poli costringendo Olsen a un altro doppio miracolo fino alla follia degli ultimi dieci secondi del recupero, con la punizione lunga (ancora!) calciata da Pulgar, con la spizzata di Nzonzi all'indietro (e probabile carica di Santander) e l'errore di posizionamento di Fazio che lascia Soriano libero di andare in porta: la traversa stavolta salverà Olsen e la Roma tutta, anticipando i fischi al rientro negli spogliatoi. Ma le responsabilità sono ben definite: dei giocatori poco concentrati e anche di chi, come l'allenatore, evidemente non riesce da loro ad ottenere di più.

Gli altri dettagli

Post Scriptum: a Zaniolo, che quando subisce fallo non ha mai la comprensione degli arbitri, suggeriamo in ogni caso di essere più collaborativo con chi dirige le gare, invece di protestare e basta. A Manolas rivolgiamo i complimenti per le scelte tecniche e spesso tattiche di primissimo ordine (senza di lui la Roma dietro sarebbe ben poca cosa) e agli arbitri di avere maggiore attenzione: il gol di Sansone è viziato da una posizione di fuorigioco attiva di Svanberg. Impossibile da non vedere almeno al Var.

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📝 TATTICAMENTE 📝 Di @danielelomonaco Nelle grafiche che vi proponiamo, c'è un piccolo ma significativo esempio di quel che può rappresentare un piccolo calo di attenzione in un qualsiasi momento della partita. Al minuto 35'50" si sta riprendendo la partita dopo una piccola sosta causata dall'infortunio accorso a Mbaye (in attesa di rientrare, numero 1 del Bologna nel primo fotogramma). Sulla punizione che Pulgar sta per battere, nonostante tutto il tempo trascorso nell'attesa che il terzino del Bologna si riprendesse, ben 6 giocatori della Roma stazionano rilassati in una posizione intermedia decisamente inutile su calcio lungo (come è evidente a tutti, Pulgar si sta apprestando a calciare forte verso l'area romanista), e lasciando così l'inevitabile 4 contro 4 alle loro spalle (che se è rischio ragionevole in caso, ad esempio, di transizione veloce, su una palla ferma da metà campo diventa assolutamente un rischio insensato). Così sul lancione indirizzato esternamente, Santander e Fazio si allargano per contendersi il pallone, aprendo uno squarcio molto esteso nella parte centrale dell'area a causa dell'eccessiva distanza di Manolas dal compagno di reparto. Così Santander anticipa Fazio e di testa fa una sponda semplicissima per Soriano che, ignorato da Pellegrini (numero 5 della prima grafica) si butta nel cuore dell'area proprio con quegli inserimenti previsti da Mihajlovic. Kolarov e Manolas sono in ritardo sulla chiusura dello spazio e la mezzala rossoblù arriva primo all'impatto sul pallone, per fortuna della Roma calciando forte dritto proprio dove si è messo Olsen, nell'occasione bravo a respingere. Così da una punizione a gioco fermissimo all'occasione da gol per disattenzione difensiva è un attimo

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