Stavolta gli sono bastati dieci minuti per scardinare la difesa avversaria: serve Dzeko di tacco, si butta nello spazio per ricevere il pallone di ritorno e finisce in un "sandwich" tra Helander e Danilo che porta al calcio di rigore. Anche lunedì sera Stephan El Shaarawy si è rivelato la chiave di volta giallorossa: una piacevole consuetudine, per lo meno per quanto riguarda il campionato. Dove il Faraone resta il capocannoniere della Roma con otto reti, seguito a una lunghezza di distanza dal "bomber a sorpresa" Kolarov. Mandato in campo da Di Francesco al posto di Cristante all'intervallo, ha vivacizzato la manovra offensiva con i suoi cambi di passo e le fughe sulla fascia, confermando uno stato di forma invidiabile in questo primo mese e mezzo del 2019. Stephan è l'uomo in più, come testimoniano i numeri: tre gol e altrettanti nelle sette partite disputate nel nuovo anno solare.

L'uomo che rompe gli equilibri

All'Olimpico contro il Torino è entrato in campo dopo appena sei minuti per l'infortunio al "pronti via" di Ünder e tempo mezzora si è conquistato il calcio di rigore con cui Kolarov ha siglato il momentaneo raddoppio. Poi il blackout che ha portato i granata a riacciuffare una partita che sembrava chiusa già all'intervallo, ma poco dopo il 2-2 di Ansaldi è stato proprio il numero 92 a firmare la rete decisiva per i tre punti: imbucata perfetta di Lorenzo Pellegrini e piatto destro che sorprende Sirigu sul primo palo e scaccia i fantasmi dell'ennesima beffa.

Si è ripetuto anche una settimana dopo, allo Stadio "Atleti Azzurri d'Italia" contro l'Atalanta: suo il terzo gol giallorosso al 40', quello che sembrava aver messo in ghiaccio la partita, se soltanto la Roma non si fosse poi totalmente eclissata dal campo. In casa contro il Milan è entrato in campo a metà ripresa al posto di Florenzi, senza però riuscire a incidere. Ha inciso eccome la rete che ha sbloccato la partita al "Bentegodi": nove minuti gli sono bastati per tagliare la difesa gialloblù sul colpo di testa di Nzonzi e infilarsi tra Frey e Bani, allargarsi e battere Sorrentino in uscita con un preciso destro sotto la traversa. Un gol che ha avuto il merito di indirizzare la partita sui binari più congeniali agli uomini di Di Francesco.

Proprio i suoi tagli da sinistra sono l'arma che piace tanto al tecnico: la capacità di Stephan di tagliare alle spalle del terzino destro avversario (o tra terzino e centrale) è stata spesso elogiata dall'allenatore. Con la travagliata stagione di Perotti, perseguitato dagli infortuni, e il più recente stop di Ünder, El Shaarawy si è preso la scena. Quella che non aveva potuto prendersi a dicembre, complice un guaio al bicipite femorale che lo ha costretto a saltare quattro partite. Ora il Faraone c'è e sabato è il più accreditato per una maglia da titolare nel tridente con Dzeko e - verosimilmente - Zaniolo. Contro il Frosinone, proprio la squadra contro cui tutto ha avuto inizio.

Dolci ricordi

Era il 30 gennaio 2016 e all'Olimpico la Roma, da poco passata da Garcia a Spalletti, affrontava proprio il Frosinone, prossimo avversario dei giallorossi. Con le squadre inchiodate sull'1-1, in avvio di ripresa era Stephan - all'esordio assoluto in maglia giallorossa - a inventare uno splendido colpo di tacco sul cross dalla sinistra di Zukanovic per riportarci in vantaggio. La storia del Faraone nella Capitale iniziava così, ormai tre anni fa: Stephan che toglieva le castagne dal fuoco e risultava decisivo, proprio come sta facendo adesso. L'uomo in più, ieri e oggi, che sabato allo "Stirpe" vuole dare continuità al suo 2019 da incorniciare. Come un Re Mida che trasforma in oro qualsiasi cosa tocchi.