Presentando sabato la sfida tra la Roma e l'Inter e facendo un po' il conto dei giocatori rimasti a disposizione di Mourinho, avevamo ipotizzato due diversi schieramenti: uno leggermente più offensivo, con il ritorno al 4231 che poteva consentire alla Roma di accoppiare quasi naturalmente le marcature sul campo a disegnare magari un atteggiamento coraggioso, con pressioni alte portate fino alla prima impostazione interista, e uno decisamente più difensivo, con l'utilizzo contemporaneo di tutti e quattro centrali a disposizione nella rosa, con qualche perplessità legata soprattutto all'utilizzo di Ibañez come esterno a tutta fascia, considerando soprattutto le sue non eccelse capacità offensive. E purtroppo poi la partita ha messo a nudo proprio quei dubbi.

La scelta difensiva di Mourinho

Tra le due ipotesi Mou ha scelto quella ispirata ad una maggiore cautela, utilizzando però il consueto 352 stavolta con un timbro ancora più difensivo. E si è capito dopo pochi minuti che il piano della serata romanista prevedeva linee molto basse e un contenimento più o meno esasperato degli attacchi avversari, un po' sulla falsariga di quello che era accaduto nella precedente partita casalinga contro il Torino. Mourinho non aveva fatto però i conti con due elementi che avrebbe invece dovuto tener presente, il primo oggettivo, il secondo eventuale. Intanto non ha probabilmente ben valutato il potenziale tecnico a disposizione di Inzaghi. Perché pensare oggi di affrontare una squadra come l'Inter delegando solo alla bravura dei difendenti la responsabilità di non subire reti è un esercizio di ottimismo che uno come Mourinho non avrebbe dovuto permettere a se stesso. E l'altro aspetto che sicuramente è mancato nella preparazione della partita è la valutazione di un piano B: che cosa avrebbe dovuto fare la Roma di diverso rispetto al puro contenimento qualora l'Inter avesse segnato. Certo, Mou non avrebbe mai immaginato di andare sotto con un gol segnato direttamente da calcio d'angolo. Peraltro, o la situazione specifica è stata studiata male oppure Zaniolo si è preso una libertà che è costata carissima alla squadra. Perché non coprire il palo su un calcio d'angolo a rientrare, considerando le doti di balistiche della maggior parte dei giocatori del campionato di serie A, significa rischiare proprio il tipo di figura che ha fatto la Roma nell'occasione.

Se è la testa a mollare

Ma dicevamo del piano B. Subìto il gol, infatti, la Roma non ha cambiato affatto la sua strategia, anzi, si è ulteriormente abbassata oltretutto perdendo quella lucidità che solitamente soccorre le squadre che difendono e magari si esaltano nell'esercizio difensivo, quella specie di adrenalina che ti fa immaginare di poter resistere all'infinito sfidando gli attacchi avversari. Il secondo e il terzo gol sono infatti figli di uno scollamento prima psicologico che tecnico che ha colpito i giocatori della Roma in maniera evidente. Come se sapessero loro per primi di aver perso dopo 15 minuti ogni chances di uscire indenni dal confronto. Sostanzialmente la partita è finita quando Calhanoglu ha trovato quell'incredibile varco per segnare. Ecco perché in tutto questo non regge il ragionamento che ha provato ad abbozzare Mourinho a fine partita con i giornalisti senza, peraltro, accettare domande. Che tecnicamente ci fossero delle differenze tra la Roma e l'Inter non era certo la partita di sabato a doverlo svelare. Che però contro una squadra di livello superiore poi ci si debba consegnare in questa maniera è tutto un altro discorso.

Quale Piano B?

Che cosa avrebbe potuto cambiare allenatore? Rimanendo all'interno dello stesso sistema, ad esempio, avrebbe potuto portare pressioni diverse per togliere qualche certezza agli avversari. L'Inter, ad esempio, era scaglionata in campo nella stessa maniera, ma sull'impostazione dei tre difensori giallorossi mandava due attaccanti con il rinforzo di uno dei due intermedi di centrocampo (Barella o Calha) a seconda che la palla uscisse a sinistra o a destra. Inzaghi e il suo staff altamente qualificato hanno sicuramente studiato, ad esempio, la partita che il Torino aveva fatto con la Roma giusto 6 giorni prima. Quei tre centrali tenuti da Juric così larghi ad eludere la sorveglianza di due attaccanti romanisti ha consentito anche ai granata di dominare il possesso palla, anche se poi i tre punti in palio sono andati quella volta ai giallorossi. Non a caso, anche nell'euforia per la vittoria, su queste pagine avevamo invitato la Roma a mostrare maggior coraggio in futuro per evitare di rimanere incastrata dentro quegli abiti apparsi troppo stretti anche quel giorno, a prescindere dal risultato positivi.

Il cambio di sistema

Ma Mou avrebbe anche potuto cambiare sistema di gioco, soprattutto quando ha inserito Bove (ma perché non Diawara o Villar), mentre ha mantenuto l'assetto abbassando Cristante tra i centrali chiedendo la ragazzino della primavera di svolgere il ruolo di intermedio, con Veretout più basso. Così come resta oscuro (se non per dargli il brivido, in una serata comunque ingloriosa, dell'esordio in serie A) il motivo per cui abbia voluto far entrare Volpato a fine partita, quando avrebbe potuto per esempio inserire, magari un po' prima, Borja Mayoral o anche Zalewski (in primavera il titolare del ruolo, Volpato è la sua riserva). Concedere all'Inter oltre il 70% di possesso palla e più del doppio dei passaggi resta una scelta comunque davvero poco comprensibile. Che l'Inter abbia un organico decisamente superiore a quello romanista è un fattore su cui non serve neanche discutere, ma che questa differenza sia diventata così netta tanto da impedire anche solo di poter sognare un esito diverso in un confronto diretto è una cosa che non pensavamo di dover considerare proprio adesso che sulla panchina della Roma siede uno degli allenatori con la mentalità più vincente al mondo.

Il Bastoni rifinitore

Sta di fatto che indirizzando Zaniolo su Brozovic, Shomurodov ha fatto il torello tra i tre centrali con il risultato che Bastoni ha goduto di una libertà che gli ha consentito di diventare il miglior rifinitore della serata.