Di Francesco in sala stampa non ha usato mezzi termini: «Di certo non puoi prendere un contropiede a pochi secondi dal fischio del primo tempo sul 2-0: è un suicidio». La Roma c'è riuscita e stavolta però il delitto perfetto (dei sogni, delle ambizioni, delle speranze) non c'è stato. L'esperienza già vissuta a Cagliari, col gol del pareggio preso con la difesa altissima in 11 contro 9 a una manciata di secondi dalla fine della partita stavolta non s'è ripetuta.

Eppure quel che è accaduto al minuto 46 e 25 secondi del primo tempo è significativo di quanto la Roma sia spesso vittima della sua voglia di essere carnefice: perché attaccare lanciando un terzino nello spazio in contropiede a trenta secondi dalla fine di un tempo dominato (e in doppio vantaggio) più che una dimostrazione della mentalità offensiva diventa il sintomo di una tendenza suicida che potrebbe costar caro nelle diciotto finali che restano da giocare nel campionato di Serie A (e non è la solita pomposa metafora di cui spesso si abusa, ma la condizione cui si è costretta la Roma con quel girone d'andata balbettante) e nei residui confronti dentro/fuori che la squadra affronterà in Champions e in Coppa Italia.

La bella attitudine trasmessa da Di Francesco di cercare comunque e sempre la via della rete deve per forza conoscere una mediazione. Che non significa difendersi dentro l'area, ma impedire a Kolarov di partire a cercar gloria a venti secondi dalla fine di un tempo o, almeno, di attivare quei meccanismi di copertura preventiva che devono mettere la squadra al riparo di certe ripartenze.

Tutti all'attacco

Restano i numeri di una squadra che comunque ha ripreso a macinare gioco e occasioni come nei tempi migliori della scorsa stagione, con tanti uomini in rete (la Roma condivide con l'Atalanta il primato del maggior numero dei giocatori ad aver segnato, 17), utilizzando tanti giocatori diversi (col Toro Di Francesco ha schierato la ventisettesima formazione diversa su altrettante partite), con difensori particolarmente prolifici (Kolarov già dallo scorso anno, e a maggior ragione in questo, è di gran lunga il più incisivo difensore della Serie A, tra gol, 7, e assist, 10, oltre a essere il vero e proprio regista della Roma) e con una età media decisamente bassa (sabato Di Francesco ha schierato la sua formazione più giovane con un'età media di 25 anni e 355 giorni).

Inutile dire quanto sia anche sulla carta sbilanciata in avanti una squadra che nel 4-2-3-1 di partenza prevede tre punte vere e un trequartista, due mediani che lo scorso anno giocavano a trequarti e due terzini che in pratica giocano da ali. In sostanza a difendere restano solo i due difensori centrali, che infatti spesso vanno in affanno.

Laboratorio Trigoria

In più la Roma, come testimonia la classifica che pubblichiamo qui sotto, è anche la squadra che ha realizzato il maggior numero di reti direttamente o indirettamente da palla inattiva. Staccati Juventus, Atalanta, Inter, Lazio, Sampdoria e Sassuolo. E non bastasse la varietà delle soluzioni, adesso si provano anche varianti a schemi già visti. Così per esempio la Roma ha sbloccato il risultato con il Torino con una leggera variante rispetto alla classica soluzione con la punizione battuta da trequarti sfruttando il movimento della difesa anticipato a causa della finta del romanista che parte per primo verso la palla.

Stavolta Pellegrini non è partito per la finta, ma ha crossato subito forte Kolarov per sfruttare il tempismo di Fazio, puntuale all'appuntamento sul secondo palo con la torre a Zaniolo, poi bravissimo a tirare due volte in porta. E se è vero che la Roma concede sempre troppo, è anche vero che stavolta i due gol sono arrivati nei due unici tiri nello specchio dei granata con due tiri da fuori area, specialità nella quale il Torino peraltro primeggia (già ne ha realizzati dieci, nessuno ha fatto meglio).

Una delle armi che la Roma di quest'anno sfrutta di più è quella relativa alle palle inattive e a Trigoria il laboratorio è sempre aperto, tanto che anche all'interno degli stessi schemi si provano varianti sempre molto efficaci. La punizione laterale da trequarti calciata forte col piede opposto veniva solitamente preceduta da una finta di un giocatore in questo caso destro, utile ad abbassare un po' la difesa avversaria. Sabato invece la finta (di Pellegrini) non c'è stata per sfruttare subito il fattore inserimento sul secondo palo (di Fazio). Come si vede nel fotogramma 1 l'argentino parte già larghissimo per poi (fotogramma 2) arrivare all'impatto confezionando l'assist per Zaniolo, sfortunato nella prima conclusione e poi bravissimo sulla ribattuta da terra

Smentito Mazzarri

Peraltro che il successo romanista sia pienamente rispondente rispetto a quello che s'è visto in campo, e con buona pace di Mazzarri che in polemica aperta soprattutto con i giornalisti torinesi ha detto di aver visto una partita molto equilibrata, lo testimoniano diversi dati: i tiri nello specchio (9 a 2), il possesso palla (57% a 43%), il vantaggio territoriale (63% a 37%), i numero dei passaggi (359 a 279), il baricentro (53 metri contro 46), le parate (6 per Sirigu, 0 per Olsen), ma soprattutto il dato degli expected goals, secondo i quali il risultato più giusto sarebbe dovuto essere 3.08 a 1,53. Altro che equilibrio.