Lei non cambierà mai
Me la ricordo la tessera del mio primo abbonamento: da allora è cambiato tutto. Ma la Roma sarà sempre Magica
Ho smesso di contare gli anni dal mio primo abbonamento alla ROMA.
Me la ricordo quella tessera, stagione ’84-’85: sulla copertina c’era Sebino Nela, in chiaroscuro, che calciava il pallone. E, ripensandola, mi è venuto spontaneo mettere in fila quante cose non esistono più nel calcio, e allo stadio, da quel periodo.
Verrebbe da dire, semplicemente, tutto.
Ma quel tutto, da solo, non riuscirebbe mai a raccontare la squadra titolare con le maglie dall’uno all’undici e il dodici sulle spalle del portiere di riserva che, tanto, non giocava mai. Un solo orario d’inizio, due cambi, lo stopper con i baffi, il mediano con i calzerotti abbassati e la rete con dentro i palloni nel caso in cui quello con cui si giocava spariva in tribuna, con la squadra di casa in vantaggio, per perdere tempo. A proposito di tempo, solamente l’arbitro sapeva quanti sarebbero stati i minuti di recupero perché nessun tabellone luminoso avrebbe avvisato i tifosi.
Già, i tifosi.
Quelli sotto la pioggia e avvolti dentro vistosi poncho gialli a cui si riempivano sempre le tasche di acqua, quelli che per entrare gratis aspettavano l’apertura dei cancelli pur di riuscire a vedersi gli ultimi quindici-venti minuti della partita: nessun tornello, prefiltraggio... niente. Così come tutti gli altri che arrivavano per il fischio d’inizio e che, al massimo, trovavano ad aspettarli un signore pacioso per strappargli una parte del biglietto perché l’altra, di parte, spesso finiva nella collezione in mezzo a tutti gli altri.
Con i mandarini schiacciati sulla pista d’atletica, la pubblicità di un noto concessionario di moto sparata a tutto volume negli altoparlanti mentre, prima dell’inizio, un uomo dentro un’enorme bottiglia – di un altro sponsor – percorreva tutto il perimetro del campo. I bambini, intanto, trasformavano i giornali distribuiti fuori dallo stadio in coriandoli pronti, poi, per lanciarli quando le squadre sarebbero entrate in campo sotto Curva Sud.
Tutto questo non è il manifesto della nostalgia.
È, semplicemente, il tessuto sociale – prima ancora che sportivo – in cui è germogliata una passione così assoluta che resiste ancora oggi senza macchia. Perché se tutto il resto intorno è cambiato... tutto quello che è sempre stata capace di trasmettere questa squadra ha resistito al tempo e alle circostanze.
Perché la ROMA, magica, lo sarà sempre.
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