Di Francesco: "Quando ero in difficoltà chiedevo a Totti. Batistuta fu il trascinatore nel 2001"
L'ex giallorosso è intervenuto a Radio Romanista: "Ci sentiamo ancora, abbiamo una chat di gruppo. I brasiliani chiedono di organizzare una partita ma chi ce la fa"
(GETTY IMAGES)
In occasione del venticinquesimo anniversario del terzo scudetto della Roma, Eusebio Di Francesco è intervenuto a Radio Romanista nel corso della trasmissione "Primo Tempo". Di seguito le parole dell'ex giallorosso.
“Non mi chiamate Mister. Oggi per voi sono Eusebio visto che dobbiamo parlare di 25 anni fa e a quei tempi nemmeno ci pensavo”.
Un attimo sul presente, com’è la situazione a Lecce al momento?
“Stiamo parlando, perché io ho un anno di contratto con loro. Però a breve saprete tutto. Sono ottimista, siamo ottimisti. Quest’anno diciamo che è andata bene”.
Cosa ti viene in mente di quel giorno di 25 anni fa?
“Quel giorno è stato unico e storico per tutti noi, anche per me che non sono stato così tanto protagonista in campo per via dell’infortunio. È stata una giornata fantastica, anche se con la paura finale dell’invasione di campo dei tifosi. Al di là del giorno specifico, è stato un po’ il percorso di un anno, non partito al meglio, ma dove c’è stata la costruzione di un gruppo che ha lavorato bene da subito. Mister Capello ha dato una grande mano, che serviva in una squadra come la Roma. L’ho risentito poco tempo fa e ogni volta che lo vedo mi dice ‘Io parlo sempre di te, di quanto eri importante all’interno dello spogliatoio’ ”.
Nel momento in cui siete entrati un po’ in crisi, qual è stato il discorso, una frase, un pensiero, che vi siete portati dietro per raggiungere questa compattezza?
“Innanzitutto noi avevamo costruito qualcosa già nel ritiro pre campionato in America, dove si sono create situazioni che ti fanno conoscere bene ogni componente della squadra. Nella difficoltà ci siamo detti che ognuno di noi avrebbe dovuto dare qualcosa in più per raggiungere questo risultato. Poi soprattutto Batistuta ci ha dato una grande cattiveria, così capisci l’importanza della determinazione, e lui è stato uno dei trascinatori. Noi eravamo uniti e ci rispettavamo. Non c’erano gelosie, c’erano ‘gerarchie riconosciute’, io le chiamo così, all’interno della squadra. Ad esempio se io se ero in difficoltà con la palla, andavo da Totti. Per di più c’era la voglia e la rivalsa perché l’anno prima aveva vinto lo scudetto la Lazio. Poi a capo ovviamente c’è sempre l’allenatore che ha dato sicuramente una direzione”.
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“Anche quello è un percorso, perché poi ci dimentichiamo il 3-0 al Chelsea. Io rimpiango solo il secondo anno, dove meritavamo di andare avanti e quello è stato un po’ la mia discesa, un po’ è colpa mia che in quei momenti non avevo chi mi dava una forza per andare avanti”.
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“Eh mi fa piacere perché quella è stata una settimana in cui sono arrivate tante critiche per la partita con la Fiorentina. Chi vive questo mondo è consapevole che succede questo, non faccio una colpa a nessuno. Quella volta la strategia di gara e la strategia comunicativa hanno portato a una sfida eccellente, non ci credeva nessuno ma io ci credevo e dovevo trasmetterlo ai giocatori”.
A distanza di tempo, con quel gruppo vi sentite ancora?
"Come no, c’è la chat attiva dove ci facciamo gli auguri ecc... I brasiliani fanno ridere, dicono di rivederci per fare una partita ma chi ce la fa (ride, ndr)? Una buona mangiata sì, il resto facciamo fatica. Poi sono diventati tutti giocatori di padel, che è uno sport di testa, per quello i calciatori sono avvantaggiati".
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