Lettera ad Antonio De Falchi
Perché in Curva Sud ci sono molti ragazzi che, probabilmente, quel giorno bastardo non erano nemmeno nati eppure ti tengono tra loro anche grazie a quella meravigliosa bandiera che ti manterrà giovane per sempre
Sono proprio tanti trentasette anni, Anto’.
Generazioni, stili di vita, abitudini. Si trasformano le città in tutto quel tempo, cambia il modo di parlare. Anzi, cambia tutto. Perché trentasette anni fa ogni cosa, per essere portata a termine, prevedeva un impegno e, soprattutto, una scelta: andare-tornare, fare la fila, tempo dedicato.
Non perso, dedicato. Oggi quel tempo lo consumiamo frettolosamente in molte delle cose che facciamo cercando di rosicchiarne continuamente senza nemmeno renderci conto che poi, quello che riusciamo a metterci da parte, anziché dargli valore lo sperperiamo fagocitando reel di persone che, il più delle volte, non vogliono e non sanno far ridere, moda, cucinare e chissà quante altre cose se non quella di guadagnare. No, questo non è un patetico tentativo per rimpiangere il passato: non sia mai. Questo, semplicemente, è un modo piuttosto esplicito per sottolineare quanto, e come, galleggiamo nell’epoca di tutto e adesso: di corsa. Bruciando le tappe, cambiando frettolosamente pagina.
Ecco il punto: Antonio, sono passati quasi trentasette anni ma qui – perdona l’utilizzo di questo termine insopportabile – non ha scrollato proprio nessuno. Perché siamo tutti fermi a quel maledetto 4 giugno 1989. Perché in Curva Sud ci sono molti ragazzi che, probabilmente, quel giorno bastardo non erano nemmeno nati eppure ti tengono tra loro anche grazie a quella meravigliosa bandiera che ti manterrà giovane per sempre. E perché “Show must go on” non abita qui e se proprio dobbiamo andare avanti… beh, allora, avanti andiamoci insieme. E guarda che non sono parole, Anto’. Guarda che molti striscioni parlano ancora di te. Guarda che sei dentro tanti cori e chissà su quanti muri di questa città dove, a dispetto del tempo e delle circostanze, guardandoti ti si riconosce come un ragazzo che ancora dovrà vivere i momenti più belli della sua vita.
Non è accaduto, maledizione. Lo so: avresti preferito iniziare a invecchiare e scoprire un giorno, davanti allo specchio, la tua prima ruga. Non posso darti torto. Però, dannazione, non si può tornare indietro nel tempo. E, allora, non resta che guardare avanti avendo la cura, però, di continuare a tenerti lì dove hai sempre scelto di stare: in mezzo ai Romanisti.
Non è molto, lo so. Ma, credimi, non è neanche poco. FORZA ROMA, Anto’!
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