Per la Roma

Una vita, un lavoro, una squadra

Fulvio ha lavorato per una vita nella sua macelleria, quella che gli aveva lasciato il padre, insieme al rispetto della clientela, il valore della famiglia e la passione per la ROMA

PUBBLICATO DA Danilo Per la Roma
22 Gennaio 2026 - 07:30

Fulvio ha lavorato per una vita nella sua macelleria.
Quella che gli aveva lasciato il padre e che lui, da giovane, inizialmente odiava perché invece che dentro quelle quattro mura avrebbe voluto girare il mondo. Ma a quei tempi, il mondo, potevi solamente immaginartelo e, allora, niente. Anzi, tutto... perché poi, con pazienza, quel posto ha cominciato prima a rispettarlo e poi, con la scomparsa del padre, ad amarlo.

Fosse stato un film, chissà.

Ma la vita delle persone, molto spesso, non ha una colonna sonora e ogni sorriso te lo devi conquistare. Come Fulvio lì dentro, ogni mattina alzando quella serranda, preparando il banco mentre la moglie, infreddolita, dava una sistemata prima dell’arrivo dei clienti. Faceva credito. Anche se, certe volte, quei crediti rimanevano tali, anche se con quei crediti avrebbe potuto permettersi un regalo in più per sua figlia che, intanto, cresceva. Studiava. E lo rendeva orgoglioso. «Perché a te il mondo non dovranno raccontarlo ma potrai andarlo a scoprire». Elementari, medie, superiori e l’università: ogni esame, un colpo al cuore.
Aspettando quella benedetta telefonata come si aspettano i treni delle occasioni.

Che certe volte passano, altre no. Altre ancora lo capisci fuori tempo utile che avresti dovuto saltarci sopra ma, ormai, è troppo tardi e di rimpianti non si vive: d’amore, sì. E Fulvio ha continuato per cinquant’anni ad alimentare i suoi, d’amori, grazie a quel negozio dove prima di lui il padre, di priorità, aveva alimentato le sue. Lasciandogli l’attività, il rispetto della clientela, il valore della famiglia e forte-fortissima la passione per la ROMA. Eccola, la ROMA. Perché tanto lo so che vi starete chiedendo il perché di questa storia sulle colonne del giornale... ma cos’altro deve aver valore se non la vita delle persone che la rendono, a sua volta, viva?

Come Fulvio. Che in tanti anni non si è mai preso un giorno di malattia e le uniche chiusure anticipate se l’era sempre spese per correre allo stadio. Lui che prima di abbassare per l’ultima volta la serranda del negozio ha staccato il poster della ROMA che, chissà quanti anni prima, aveva attaccato il padre.
L’ha arrotolato, ha preso fiato ed è tornato a casa.
Con la sua vita stretta in un pugno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONSIGLIATI