Per la Roma

Oggi come ieri, sempre!

Nel 1986 la Juve era chiamata a ribaltare il Barcellona. Mamma si raccomandò, mi voleva sportivo. Papà invece, sornione, mi osservava con la maglia giallorossa sotto il pigiama

(AS Roma)

PUBBLICATO DA Danilo Per la Roma
01 Marzo 2026 - 06:00

Il 19 marzo 1986, tre giorni dopo esser stata presa a pallonate all’Olimpico dalla ROMA, la Juventus era chiamata, al Comunale di Torino, a ribaltare l’uno a zero con cui il Barcellona l’aveva battuta nell’andata dei quarti di finale di Coppa dei Campioni.

Ero un ragazzino di quinta elementare, un centrocampista dell’Almas ROMA e un figlio che non dava molte preoccupazioni. Una di queste, in mia madre, era quella che stavo crescendo troppo tifoso, e perciò fazioso, visto che lei mi avrebbe voluto più sportivo specie nei confronti delle altre squadre italiane impegnate nelle competizioni europee. E così quella sera, prima ancora del fischio d’inizio della partita dei bianconeri, si era raccomandata che non avrebbe voluto assistere, nuovamente, a esultanze sfrenate come quella con cui, due settimane prima, avevo festeggiato il gol vittoria dei catalani.

Mio padre intanto, sornione, assisteva a questa scena in silenzio.
In silenzio come me nell’infilarmi, sotto la maglia del pigiama, quella della ROMA senza dire niente a nessuno. E nessuno, probabilmente, l’avrebbe nemmeno saputo se, al trentesimo del primo tempo, su una mezza uscita a vuoto di Tacconi lo scozzese Steve Archibald non avesse segnato il gol che, con tutta probabilità, voleva dire – anche per via della regola del gol che in trasferta valeva doppio – eliminazione della Juventus dalla coppa.

Gol!
A quel punto non vi resta che immaginarvelo quel bambino esplodere di felicità e se Pruzzo, sotto la Curva Sud, qualche giorno prima la maglia della ROMA se l’era sfilata per sventolarla come una bandiera... io, con quella stessa maglia, c’ero rimasto mentre mi toglievo ridendo, di maglia, quella del pigiama.
Ecco... io credo che se a mia madre, anche oggi, chiedessero qual è stato il preciso momento in cui ha veramente capito che suo figlio non sarebbe mai stato uno sportivo – ma sempre, e solo, orgogliosamente di parte – risponderebbe raccontando questa scena.
È passata una vita, sembra ieri. 
A proposito… che fine ha fatto Archibald?!?

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