Per la Roma

Fino all’istante prima

Al 93' è bastata una leggerezza di El Aynaoui per cambiare racconto, significati, oneri e onori

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Danilo Per la Roma
05 Marzo 2026 - 07:47

Avete presente quando, da ragazzini, con un bastone si tracciava una linea sul bagnasciuga?

«Fino a qui», si diceva: quello che valeva prima non valeva dopo. Un solo centimetro, cambiava tutto. E così nella sfera delle opinioni legate al calcio dove, nella migliore, la passione influenza giudizi e considerazioni. Uno sport in cui il risultato non è molto, è tutto

E hai voglia a parlare di gioco, progetto, idea e crescita... Se un allenatore non vince una partita entro le prossime cinque, le altre, di partite, avrà poi tempo di vedersele da casa perché il comunicato in cui lo si ringrazia per il lavoro svolto, fino a quel momento, è dietro l’angolo.
Non avallo questa dinamica: semplicemente, la racconto.

E per farlo torno a domenica, a quella linea di demarcazione per la quale esiste un prima e un dopo: novantatreesimo minuto di ROMA-Juventus. Prima di quell’istante Gasperini era un profeta, taumaturgo di lunga esperienza. E i suoi ragazzi come frecce, nel suo arco, pronte a scagliarsi contro gli avversari. 

Una squadra fantastica, un allenatore preparato: un’alchimia perfetta. Al contrario di Luciano Spalletti: l’uomo che ha fallito con l’Italia. Quello che stava guidando i bianconeri alla deriva: diciassette reti subite nelle ultime sei partite – quattro sconfitte, un pareggio e una sola vittoria, inutile – durante le quali sono maturate anche le eliminazioni in Coppa Italia e, contro una squadra turca, in Champions League.

Un fallimento totale: lui, i calciatori e dirigenti che li hanno scelti.

Tutto questo fino al novantatreesimo, però. Perché poi è bastata una leggerezza di El Aynaoui nel regalargli una punizione, un paio di rimpalli e un gollaccio improvvisato, di un centrale di difesa subentrato per buttarsi in mischia, per cambiare racconto, significati, oneri e onori: Spalletti – aggiorniamo: sette partite, due pareggi, quattro sconfitte, una vittoria inutile e venti gol incassati – è tornato a essere un maestro e perciò a darsi un tono costruendo un personaggio anziché la caricatura di sé stesso. Mentre Gasperini, sessantotto anni di cui sessanta passati su un campo da calcio, a essere lo scemo del villaggio.

Ma non viene da ridere anche a voi?!?

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