Quattordici anni senza Luisa Petrucci, dimenticare la mamma dei romanisti è impossibile. Il 12 ottobre del 2005 si spegneva una "tifosetta ardita" capace di scrivere pagine e pagine di storia del tifo romanista. Una scomparsa che ha lasciato un vuoto nel cuore di molti, colmato dalle tante iniziative in suo onore e da un ricordo che non conosce la parola tempo. Un ombrello, inseparabile amico che ha conosciuto gli stadi di tutta Europa, a protezione di tutti i tifosi romanisti: questo e tanto altro ha lasciato alle sue spalle Luisa Petrucci salendo oltre le nuvole per raggiungere altri come lei in Curva Paradiso. .Un ombrello a spicchi giallorosso come il suo cuore, come tutto ciò che faceva parte della vita di una sanlorenzina cresciuta a pane - rigorosamente nella trattoria paterna dove era solito recarsi un certo Fulvio Bernardini - e una Roma conosciuta e sostenuta in tutti i luoghi possibili. Dove c'era la Roma, c'era lei.

Sfogliando gli album della memoria romanista, chiunque sarebbe capace di intravedere il suo marchio di fabbrica tanto in Tribuna Tevere quanto nel cuore della Curva Sud. Ogni supereroe d'altronde ha un oggetto magico, Luisa Petrucci aveva un ombrello e sotto ad esso hanno trovato riparo generazioni e generazioni di ragazzi e ragazze. Cresciuti ascoltando i suoi innumerevoli racconti, ammirando la genuina e viscerale passione di una donna che è diventata una delle figure più importanti della storia del tifo non solo romanista, ma italiano.

Maestra premurosa per mestiere, passione e vocazione, intenzionata appunto ad educare i suoi ragazzi di stadio. I suoi perché Luisa Petrucci è stata veramente una seconda mamma per molti, così tanti da portare centinaia e centinaia di persone ad omaggiarne il ricordo non solo durante i funerali ma soprattutto dagli spalti dello stadio Olimpico. "In prima fila per l'eternità" una delle dediche della Curva Sud che è sintesi perfetta di quanto importante sia stata la signora con l'ombrello a spicchi giallorossi.

Donna, maestra, ultrà, romanista: di quelle che son solite strillare forza Roma a tutto spiano, con o senza la bandieretta in mano ma rigorosamente in prima fila. Il tempo a volte non può cancellare un ricordo né può farlo affievolire. A distanza di quattordici anni i romanisti, anzi i suoi romanisti, continuano a rivolgere uno sguardo verso il cielo sapendo di indirizzarlo verso di lei. La mamma di una tifoseria intera che, dall'alto di un settore popolato da chi ha lasciato questa terra con la Roma in fondo al cuore, continua ad abbassare la testa ma solo per vegliare su di loro con fare premuroso. Il suo ombrello è sempre lì a proteggerli, come l'ambulanza intitolata alla sua memoria e il trofeo in suo onore. Per sempre Luisa Petrucci.