«Il miglior allenatore è quello che fa meno danni», recita così una delle tante frasi fatte che galleggia intorno al calcio. E spesso, a pronunciarla, è proprio quello che guarda il pallone e non la luna…quello che, nove volte su dieci, non è mai entrato in uno spogliatoio se non per giocare con gli amici a calcetto, ultima scelta nella composizione della squadra d'appartenenza: lui o il pallone. Pallone.

Questa categoria, naturalmente, non è sola. Già, perché ad infoltire le fila c'è anche qualche addetto ai lavori della comunicazione che, in cuor suo, pensa di essere più preparato dell'allenatore di turno… qualcosa di molto simile a quello che accade nelle chat dei genitori di classe dove c'è sempre qualcuno che – spesso all'oscuro della differenza tra il congiuntivo e il condizionale – si sente in diritto di stressare tutti gli altri con decine di messaggi pieni zeppi di osservazioni vacue e sterili polemiche. Pallonari. Io – ma credo si sia capito – sono convinto, invece, che un allenatore conti, conti eccome. Tanto. E non solo tatticamente ma anche, e paradossalmente soprattutto, nel saper gestire i suoi calciatori lavorando, in primis, sulla loro testa: ogni squadra rappresenta il suo mister portandone in campo le sue peculiarità, la sua indole. Mister che – fuffa a parte, leggasi "il mio calcio" – comincia il suo lavoro prima d'entrare in campo, in sala stampa.

E quello che verrà, allora, sono convinto che sarà un campionato molto bello per chi ama il calcio, meno per chi segue il pallone: Allegri, Spalletti, Gattuso, Inzaghi, Sarri e, manco a dirlo, José Mourinho. Anzi, José Mourinho! Allenatori veri per partite a scacchi, conferenze piene zeppe di tutto – tattica, idee, riferimenti, polemiche, carattere e, in alcuni casi, anche parecchi pianti… – e livello medio della serie A destinato, inevitabilmente, ad alzarsi. Solamente la panchina del Milan, nelle squadre di prima fascia, non ha subito rivoluzioni e questo, fino a qualche anno fa, l'avrei considerato un punto di forza. Ma, oggi come oggi, tutto brucia così rapidamente che ricominciare da dove si era finito chissà che non rappresenti un limite anziché una certezza su cui consolidarsi. Anche perché, di certezze, la prossima stagione ne avrà solamente una: Ranieri, a novembre, sarà il nuovo allenatore del Verona. Sipario.