Sì perché Eusebio Di Francesco e Maurizio Sarri vedono e intendono il calcio nella stessa maniera, ma sono stati messi alla guida delle rispettive squadre da società che più diverse non avrebbero potuto essere. Una, la Roma, ha una proprietà straniera e un nugolo di manager, chi più chi meno autonomo, comunque con ampi margini operativi, e ha acquistato la società con un indebitamento piuttosto serio che non ha permesso di investire subito tutte le risorse disponibili; l'altra, il Napoli, ha un proprietario che fa tutto e decide tutto, e solo sul mercato si affida a un direttore sportivo con autonomia piuttosto limitata, ed è partita rilevando la società da un fallimento e dalle serie minori, ma priva di debiti. Una crede nell'importanza del posizionamento del marchio a livello internazionale, manda la squadra in lunghe tournée intercontinentali solo per rafforzare il brand, valuta talmente tanto la propria maglia tanto da rifiutare offerte al di sotto di una soglia minima (una quindicina di milioni, e infatti dai tempi di Wind che manca uno sponsor). L'altra non ha una reale strategia di espansione internazionale, non manda i propri giocatori in giro per il mondo se non per gli impegni dell'Uefa, ha tre marchi sulla maglia per un valore totale inferiore ai dieci milioni di euro. [...]

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