Riccardo, ci può raccontare che cosa successe in quel gennaio 2002?
«Morì mio figlio, una tragedia che non si può raccontare. Se vuole partiamo dal dopo». Il dopo è la storia di un'associazione intitolata a un ragazzo scomparso, William Bottigelli, ma anche a quindici anni dal fatto diventa difficile chiederne conto al padre, tornare di nuovo in quei giorni strazianti, in una storia irreale, in una scomparsa improvvisa con quella motivazione assurda, overdose di una sostanza stupefacente, per un ragazzo che fino al giorno prima era considerato un modello per tutti quelli che lo conoscevano. Riccardo non ha nessuna voglia di parlarne perché è una storia ancora pieni di punti interrogativi anche giudiziari, perché William andò a una festa («della Roma bene», ricordano le cronache, ma che bene ci può essere in un contesto così?) e poi diventò un corpo privo di vita e un messaggio angosciante da trasferire alla mamma, con la freddezza burocratica di un estraneo che deve dire l'indicibile. Papà Riccardo era in partenza con la squadra proprio per Roma e precipitò in un gorgo in cui non pensava di poter uscire. «Mi aiutò Eusebio, fu lui a farmi forza, fu lui a darmi coraggio, fu lui a dirmi che avremmo potuto elaborare quello che stavamo vivendo e trasformare quelle lacrime in sorrisi almeno sui volti degli altri, che così in qualche modo William avrebbe potuto rivivere». [...]