Ricordiamo. Zaniolo, oh Zaniolo, è al secondo mese di riabilitazione dopo la rottura del secondo crociato. Dzeko, oh Dzeko, a casa in quarantena perché positivo al Covid. Spinazzola, oh Spinazzola, dopo una decina di minuti costretto a chiedere il cambio per un risentimento all'adduttore che speriamo sia roba di poco conto. Diawara e Calafiori hanno appena concluso i ventuno giorni di quarantena. Santon in infermeria per un problema muscolare. Il portiere titolare Mirante costretto a lasciare spazio a Pau Lopez perché è meglio non rischiare. E, volendo, pure Pastore che sta cercando se stesso sulle ramblas di Barcellona.

Sommate tutto e provate a trasferirlo a qualsiasi altra squadra del nostro campionato. Forse ci sarebbe il rischio che qualcuna possa chiedere il rinvio della successiva partita. Non la Roma di Paulo Fonseca. Che, nonostante tutto quello che gli è successo e che gli continua a succedere, non ha fatto una piega, continuando a giocare con la tranquillità di chi sa di essere forte e, soprattutto, ha preso consapevolezza di esserlo. Come ha ribadito ieri a Marassi, contro un Genoa sì già traballante ma che ha messo in campo tutto quello che aveva, ma niente da fare contro questa Roma che ha dato una nuova dimostrazione della dimensione raggiunta.

Lo ha fatto soprattutto dopo aver preso il gol del pareggio all'inizio della ripresa, al primo tiro in porta subito, dopo un primo tempo sostanzialmente dominato ben al di là dell'uno a zero maturato al tramonto dei primi quarantacinque minuti. E lo ha fatto trascinata da un campione come Mkhitaryan, fuoriclasse che probabilmente da queste parti non tutti hanno capito, autore della sua prima tripletta in giallorosso, una capocciata di precisione, un destro di controbalzo dopo splendido assist di Bruno Peres, oh Bruno Peres, un destro al volo di celestiale bellezza che ci ha tanto ricordato un gol del Dieci a San Siro di qualche anno fa.

Una partita straordinaria quella dell'armeno, impreziosita anche da un assist di classe a Borja Mayoral e da una traversa colpita con un sinistro dalla distanza che avrebbe meritato già il gol. Intorno a lui, protagonista assoluto di giornata, ha giostrato la Roma che ci siamo abituati piacevolmente a vedere in questa stagione, cioè una squadra che in campo sa sempre quello che deve fare al di là di quanto possano incidere le assenze che pure sono tante e pesanti. Merito di una squadra che Paulo Fonseca sta modellando a sua immagine e somiglianza, coraggiosa, camaleontica, consapevole della propria forza, in grado di capire e leggere le situazioni di una partita.

Ci fermiamo qui, per non rischiare di esaltare ed esaltarci troppo. Ma i miglioramenti, evidenti, che la Roma sta dimostrando partita dopo partita, non possono che certificare l'ottimo lavoro che si sta facendo a Trigoria. Questo, poi, sembra proprio un campionato anomalo, senza un padrone, dove sono in parecchi a potersi permettere di sognare. Pure noi. Sperando che nessuno se ne accorga come è capitato fino a oggi.