Non sempre le imprese riescono. A volte, anche impegnandoci con tutti noi stessi, ci siamo dovuti arrendere. È il caso di Roma-Bayern Monaco, ritorno dei quarti di finale di Coppa delle Coppe 84/85, quando la squadra di Eriksson è chiamata a ribaltare il 2-0 subìto all'andata: è il 20 marzo 1985 e negli occhi e nei cuori dei tifosi presenti quel giorno all'Olimpico è ancora vivo il ricordo di un'altra rimonta. Anzi, della Rimonta: quella contro il Dundee United di un anno prima. Ma quando il risultato di 1-2 spegne ogni speranza, l'intero stadio ad inizio ripresa canta: "che sarà sarà, ovunque ti seguirem, ovunque ti sosterrem, che sarà sarà...". Una dichiarazione d'amore incondizionato e totale, entrata nella storia della Roma.

Sei anni dopo ci sarebbe da ribaltare un altro doppio svantaggio, stavolta in finale di Coppa UEFA, e di nuovo c'è di mezzo Matthäus, ma con l'Inter: il gol di Rizzitelli non basta, e le lacrime di Ruggiero a fine gara spiegano meglio di qualsiasi trattato o libro la bellezza, a volte struggente, dell'essere romanisti. Come quell'urlo di Giannini due anni dopo, contro il Torino, quando il palo gli nega il gol che ci avrebbe regalato la Coppa Italia. Dopo la sconfitta per 3-0 dell'andata, vinciamo 5-2 a Roma, ma la regola dei gol in trasferta ci condanna. Così come il 19 marzo 1996, avversario lo Slavia Praga: perdiamo 2-0 in trasferta, l'ultimo gol del "Principe" ci regala i supplementari. Moriero firma il tris, ma un tiraccio di Vavra ci nega la semifinale di Coppa UEFA. Saranno invece i rigori a condannarci nel 2009 contro l'Arsenal: Juan a Roma pareggia il gol di van Persie a Londra, ma gli errori di Vucinic e Tonetto vanificano 120' eroici.