Non è stato facile, per chi ieri mattina era col cuore sanguinante e l'anima spezzata in Santa Croce, indossare una corazza sopra quel tumulto di emozioni e scendere in campo al pomeriggio a Trigoria, provare a resettare tutto e ricalibrarsi sul Torino, che stasera viene a giocare all'Olimpico e va pure battuto, se non si vuole nuovamente gettare al vento l'opportunità che la vittoria di Napoli ha riconsegnato a piazzale Dino Viola. Giocheranno tutti, o quasi, quelli che erano al funerale di Astori: Nainggolan, Florenzi, probabilmente El Shaarawy, e anche De Rossi, che ieri ha dato rassicurazioni a Di Francesco nel corso dell'ultimo allenamento, e chissà se pure Pellegrini, in ballottaggio con Strootman. Hanno tutti inghiottito amarissime lacrime, condiviso quella tristezza incontenibile, provato a consolare gli inconsolabili. E poi si sono ributtati nel loro mondo, quello dove una settimana fa c'era anche Astori e adesso invece no, e hanno provato a dimenticare quella inedita esperienza vissuta in diretta tv, con una folla da stadio e i fumogeni e le sciarpe e i cori, dove tutti venivano applauditi e nessuno fischiato, dove ogni afflato era sospinto dall'amore e non c'era alcun posto per l'odio. Uno straziante bagno d'amore.

Poco spazio per pensare al "lavoro", ma forse si è professionisti anche per questo e stasera tutta la Roma - quelli che erano a Firenze e quelli, come Di Francesco, che non sono potuti andare - giocherà per Davide, quel capitano che qui non poteva esserlo ma aveva a tutti lasciato intuire comunque il suo spessore. Ma la testa dovranno metterla sul Toro e vincere una partita troppo importante per non perdere quel patrimonio ritrovato a Napoli e più volte smarrito nel corso della stagione. Ieri Di Francesco è stato chiaro: nessuno parli di scatto in avanti se ai tre punti di sabato scorso non si sommeranno i tre in palio stasera. S'è già scottato più volte in questa stagione con gli alti e bassi di una squadra capace di grandi imprese e inspiegabili debacle, soprattutto sul terreno "amico" dell'Olimpico, dove gli avversari vengono solo a difendersi e a attendere che nel frattempo monti tra i romanisti quel nervosismo capace poi di bloccare ogni iniziativa offensiva e ogni capacità difensiva. E se qualcuno aveva dubbi sull'autorevolezza dell'allenatore nello spogliatoio, i dirigenti nelle ultime settimane hanno fatto fronte comune per ribadire anche ai sassi che Di Francesco sarà l'allenatore della Roma almeno per tutta la durata dell'attuale contratto. Magari non c'è alcun rapporto di causa ed effetto tra le parole esterne di Totti (e quelle interne di Monchi) e la vittoria di Napoli, ma è un fatto che la Roma ha ripreso a tessere quella tela più volte arruffata. E ora non si può che continuare.