Colpa della Roma. Per una volta non che «beviam», ma che le vessazioni finiscano in secondo piano. Colpa della Roma, che dopo una prestazione come quella del Mapei azzera ogni argomento. Colpa della Roma, che oscura l'oscurantismo dei Pairetto di turno, anziché metterlo in luce, accendere i riflettori sulle nefandezze arbitrali, come sarebbe finalmente ora. Non si tratta di piagnistei postumi, semplicemente di ristabilire la verità.

E più ancora, di mettere in guardia tutti in vista delle prossime partite, anche perché l'andazzo dura da troppo tempo. Cominciato fin dalle primissime giornate e finito spesso in cavalleria, in coincidenza di vittorie. Merito e non colpa della Roma in quei casi. Ma fino a un certo punto. Valgano per tutti gli esempi di Bologna, Lecce e Udine. Tre trasferte, tre vittorie, nove punti in saccoccia. Eppure in ognuna delle tre è stato necessario moltiplicare le forze, essere superiori anche ai Pairetto (toh, di nuovo lui), agli Abisso, agli Irrati (che oggi sarà al Var) e ai loro sodali nella sala video, per conquistare successi sacrosanti. Per non parlare del match casalingo col Cagliari (quello del gol annullato a Kalinic in pieno recupero) o del derby, partite in cui le grottesche decisioni arbitrali hanno sottratto vittorie altrimenti certe.

Ci ha pensato ieri Fonseca in conferenza, chiamato in causa sullo spropositato numero di cartellini dispensati a Reggio Emilia, a chiarire come il metro di giudizio nel calcio italiano è differente a seconda delle squadre coinvolte. Un discorso che può allargarsi a episodi considerati marginali (o comunque esclusi dagli highlights), come la ripartizione dei minuti di recupero o la stessa attribuzione dei falli. Eppure se il gioco viene continuamente spezzettato (seguendo canoni diversi ogni volta), magari anche quando l'inerzia è favorevole; o se tocchi di mano e falli - anche lontani dall'area - sono considerati veniali o punibili a seconda dei casi; o se i gialli abbondano per alcuni e vengono tenuti ben riposti nel taschino per altri, gli andamenti delle gare cambiano. Anche se in pochi se ne accorgono. Noi fra quelli. Senza lacrime, ma con fermezza.