Magnifica città, la nostra, magnifico scenario che ogni giorno si apre davanti ai nostri occhi e accompagna le vicende di ciascuno come se avessimo chiamato il miglior scenografo del mondo a disegnare lo sfondo. Magnifica città e magnifico ambiente, va detto e sottolineato, anche nei giorni peggiori, calcisticamente parlando, tipo quelli che stiamo vivendo. Sì perché tutti quelli che invece pensano che qui si vada troppo in altalena, o troppo alti con l'umore o troppo depressi, poi sono quelli che amano cavalcare certi eccessi e quindi diventano i protagonisti nel bene e nel male di uno stillicidio di parole che travolge ogni cosa. «Creiamo uno stile Roma» provò a dire Spalletti prima di farsi prendere anche lui dalla tentazione di ribattere colpo (basso) su colpo (basso) alimentando anche lui per primo l'onda anomala che ha fermato anche la sua storia romanista. Ora però in panchina c'è un altro signore che invece quel buon senso lo reclama e, fino a prova contraria, lo pratica. E ieri a Firenze, indossando abiti di pregio per uno sponsor che su di lui ha ritenuto opportuno investire commercialmente, ha nuovamente indicato la strada.

Nessuno faccia la verginella, neanche noi che su un giornale romanista scriviamo e che a volte ci troviamo la giornata in qualche modo facilitata dagli eccessi che nel bene e nel male questa squadra è capace di garantire. Ma non vogliamo dimenticare niente di quel che fino ad oggi abbiamo visto. La straordinaria tensione di Londra e gli affanni di Verona, la cavalcata trionfale col Chelsea e il rovescio di Coppa Italia con il Torino, l'emotiva sconfitta con la Juventus e l'intelligente vittoria sulla Lazio, l'imponente affermazione di Firenze e la deludente passerella col Sassuolo. Se invece ci si limita a giudicare solo quel che s'è visto nelle ultime partite allora ha ragione chi (nel periodo migliore della Lazio e in quello peggiore della Roma) lancia sondaggi su chi sia più forte o chi reclama piazza pulita con i giocatori o chi chiede al ds se la panchina di Di Francesco sia ancora solida.

«Ripartiamo dal 433 e dalle cose che io per primo devo fare meglio». E così sono a posto tutti quelli che pensano che certi affanni dipendano dalla posizione più o meno avanzata di un centrocampista o di un attaccante, alimentando un dibattito che dentro Trigoria non è mai stato preso in considerazione. Questa squadra è forte e ricomincerà a vincere, magari non lo scudetto o la Champions, ma ha ancora molti margini di miglioramento (e tanti ne ha anche l'allenatore) e presto tornerà a divertire. E senza insistere con la retorica del carro da cui scendere e salire scegliamo di stare al fianco dell'allenatore. Per vincere domani.