Radja sapeva tutto. Non aveva bisogno delle parole di Eusebio Di Francesco per sapere che alla ripresa del campionato, a San Siro, contro l'Inter, domenica ventuno, in notturna, sarebbe tornato a essere quello che è, un calciatore a disposizione del suo allenatore. Forse non si aspettava che il suo tecnico annunciasse addirittura pure che domenica ventuno tornerà da titolare sperando, magari, che il rientro del belga gli possa restituire una Roma più presentabile di quella purtroppo vista in campo contro l'Atalanta, con la cresta in tribuna a smanettare sul telefonino e a imprecare. Radja sapeva sin dal momento in cui gli era stata comminata la mega multa e annunciata la sospensione per un turno di campionato, conseguenza di quel video di fine anno che, se tornasse indietro, siamo certi che conserverebbe privatamente sul suo cellulare ultimo modello.

L'Inter gli può rievocare solo dolci ricordi, legati al passato campionato, certo non alla gara d'andata di questo campionato quando all'Olimpico si «ruppe» il Var. Anche se secondo qualcuno Radja la partita del suo ritorno a San Siro avrebbe dovuto giocarla vestito di nerazzurro. Sabatini e Spalletti salutano la Roma e si vestono di Inter, facile l'equazione che si sarebbero portati con loro pure il belga, voluto a tutti i costi dall'ex ds giallorosso, valorizzato come nessun altro è stato capace di fare dal tecnico di Certaldo. Del resto per chi ha buona memoria, è facile ricordare come l'estate scorsa si prospettasse un trasferimento più o meno di massa da Trigoria ad Appiano Gentile. Peccato non avessero fatto i conti con il fair play finanziario e, soprattutto, le nuove regole economiche che hanno imposto i grandi capi nel con gli occhi a mandorla. Il risultato è stato che a Milano Sabatini e Spalletti sono rimasti totalmente orfani di giallorosso.

È in vacanza, in questi giorni, Radja, del resto come tutti gli altri suoi compagni. È in vacanza nel silenzio verbale e fotografico assoluto. Consapevole come mai in precedenza dell'errore che ha commesso che, probabilmente, gli costerà anche la convocazione con il Belgio per il prossimo Mondiale. A Bruxelles il suo caso è stato al centro di molte chiacchiere e considerazioni. Il ct Martinez ufficialmente non ha rilasciato dichiarazioni, ma considerando i precedenti tra i due, sembra naturale che per meritarsi il Mondiale, Radja da qui alla fine della stagione dovrà essere perfetto, in campo e fuori, e non è neppure detto che basti.

Dovrà stupire. Un po' come ha fatto nell'ultimo campionato a San Siro contro l'Inter, quando giocò forse la migliore partita della sua carriera. Schiantò i nerazzurri, un destro a giro da svenire nel primo tempo, un destro di potenza altrettanto da svenire nella ripresa, per far capire alla squadra allora allenata da Pioli che per l'Inter non ci sarebbe stato spazio per la qualificazione alla Champions League. Il belga vuole ripartire proprio da lì, dal Nainggolan che illuminò la notte di San Siro confermando di essere un giocatore in grado di fare la differenza, come ce ne sono pochi in circolazione nel mondo.

La Roma, peraltro, ne ha bisogno come il pane di ritrovare il suo Radja migliore. Anche in un ruolo diverso da quello che contro l'Inter di un anno fa era di trequartista centrale. Di Francesco lo ha retrocesso nel ruolo che il belga ha occupato per quasi tutta la sua carriera, intermedio di centrocampo con licenza di andare a fare male. Ora, peraltro, ha solo bisogno di giocare, di tornare a sentirsi il calciatore che ha fatto innamorare i tifosi romanisti. Ha un solo modo per far dimenticare: tornare a mettere paura all'Inter e a San Siro. Ha tutto per farlo.