Un romano amato a Bergamo. Carlo Mazzone potrebbe obiettare, anche con un certo stupore, eppure è così. Per Stefano Colantuono, sette anni, prima due, poi cinque, sulla panchina di quell'Atalanta che nel giorno della Befana proverà a portarci solo carbone. Anni importanti e di successo quelli di Colantuono a Bergamo, conclusisi con l'inevitabile logorio dopo tanto tempo trascorso nello stesso posto. Ora Colantuono da qualche settimana siede sulla panchina della Salernitana. In precedenza si era divertito a fare l'opinionista radiofonico a Retesport, seguendo tutto il calcio ma, ovviamente, avendo un occhio particolare nei confronti della Roma. Chi, allora, meglio di lui per presentarci la sfida di sabato prossimo?

Bergamo per Stefano Colantuono è...
«Tanta roba. Sono stato sette anni là, ho ricordi meravigliosi, abbiamo disputato campionati importanti, ho avuto due proprietà, prima Ruggeri, poi Percassi, credo che fino a oggi quelli sulla panchina dell'Atalanta sono stati gli anni migliori della mia carriera».

E invece Roma è...
«La mia città, le mie radici, gli affetti, gli amici, come posso ci torno. Adesso, per esempio, che il campionato di B è fermo, sono a Roma, tornerò a Salerno lunedì prossimo».

Si è mai spiegato come mai, lei romano, fosse così amato dai bergamaschi?
«I risultati mi hanno dato una mano. Ma questo non può spiegare tutto. Io penso che loro abbiano sempre apprezzato alcune mie qualità, la puntualità, la serietà, il piacere del lavoro e del sacrificio. Loro sono fatti così, stanno sempre sul pezzo».

Sabato c'è Roma-Atalanta.
«Partitaccia. Per entrambe. La Roma farà bene a non fidarsi».

L'Atalanta da un paio di stagioni è tornata a stupire. Merito di chi?
«Società, allenatore, giocatori».

Cominciamo dalla società.
«Programmano. Nel corso degli anni si sono dati strutture importanti. Curando in maniera straordinaria il settore giovanile. Dove, peraltro, non sempre le annate possono essere fruttifere. Però loro non diminuiscono l'investimento, il settore giovanile dell'Atalanta costa quasi come una squadra di serie B».

L'allenatore.
«Credo di scoprire l'acqua calda dicendo che Gasperini sta facendo un eccellente lavoro. L'Atalanta gioca bene».

I giocatori.
«Ne hanno diversi di qualità. Ai miei tempi c'erano Baselli, Zappacosta, Bonaventura. Ora in questi anni è stato il turno di Gagliardini, Kessie, Conti, Spinazzola, Cristante. Li hanno mandati a giocare, sono tornati pronti per il calcio che conta. E poi hanno un campione».

Troppo banale dire Papu Gomez?
«No. Lui ha fatto una scelta di vita legandosi all'Atalanta, ma io non capisco come mai non sia in una grande squadra. Con la Roma avrebbe fatto benissimo».

Della Roma che opinione si è fatto?
«Che è una bella idea».

Ovvero?
«Dopo gli anni con Spalletti, con Di Francesco è iniziato un nuovo percorso. Era normale pensare che si potesse andare incontro a qualche periodo delicato come quello che i giallorossi stanno vivendo ora, aggravato anche dalle difficoltà che sta incontrando un giocatore come Schick».

Il ceco è stato un investimento sbagliato?
«Assolutamente no. Per me ha tutto per arrivare in alto. Solo che è giovane e ha bisogno di tempo, tutto qui».

Di Francesco è l'uomo giusto per continuare a credere in questo percorso di crescita?
«Fidatevi di Eusebio, è bravo, lo ha dimostrato al Sassuolo. È un tecnico che crede nelle sue idee, pressing alto, quattro-tre-tre, mai accontentarsi. Per arrivare all'obiettivo ha bisogno solo di una cosa».

Quale?
«La pazienza. Che a Roma non c'è mai stata. Io capisco le ambizioni dei tifosi, ma agli stessi voglio dire che bisogna rimanere tranquilli e sereni, accompagnando il lavoro di società, allenatore e giocatori».

Per ripartire ora c'è bisogno di battere l'Atalanta.
«Può farlo, ma faccia attenzione ai bergamaschi, non lasci troppi spazi, giochi con equilibrio, guardi con occhio particolare Gomez e Cristante, altrimenti si fa difficile perché oggi come oggi l'Atalanta può battere chiunque».

È una Roma che può sognare di tornare in corsa per lo scudetto?
«Difficile. Juve e Napoli fin qui hanno dimostrato di avere qualche cosa in più. Ma è anche vero che vincendo il recupero sarebbe a sei punti dai campani e a cinque dai campioni d'Italia, una distanza importante ma non incolmabile».