Si spari ad altezza uomo sull'ambulanza Roma. Sarà l'esercizio generalizzato dei prossimi giorni. È stato fatto in tempi migliori, figuratevi adesso nel momento più basso degli ultimi cinque anni. Non perché questa Roma, questa società, questi giocatori, non meritino di essere messi sul banco degli imputati. Lo meritano eccome, per una serie di errori in campo e fuori che hanno portato al fallimento di questa stagione, ancora più fallimento ripensando che appena dodici mesi fa, da queste parti, si festeggiava una semifinale europea nella coppa più coppa che c'è. Ma noi non abbiamo intenzione di partecipare a questo tiro al piccione. Non perché non siamo incazzati, delusi, preoccupati, per quello che la Roma non ci ha fatto vedere in questa stagione. Lo siamo e pure parecchio.

Anche noi vorremo sapere, prima o dopo, meglio prima, come e quanto questo gruppo di giocatori si è allenato, ha sudato, ha corso, se non altro per dare una risposta, al di là del fattore infortuni che sono stati una vagonata e pure su questi qualche risposta bisognerà trovarla, perché la Roma che vediamo in campo arriva sempre seconda sul pallone, non vince un contrasto, non ha cambi di velocità, non riesce mai a dare il senso di una squadra con un pizzico d'identità e riconoscibilità, non ci ha mai fatto dire una volta ma che bella partita hanno giocato.

Che avete fatto, cari, nel senso di costosi, giocatori nel ritiro di Trigoria del luglio scorso? Che cosa siete andati a fare negli Stati Uniti i turisti o i professionisti? Come avete lavorato nei giorni di ogni singola settimana? Quando e quanto avete pensato alla nostra, non vostra, Roma? La risposta del campo vi boccia su tutta la linea. Anche noi vorremmo sapere perché la società si è ostinata nella difesa di Di Francesco e, soprattutto, perché ha pensato di non fare nulla nel mercato di gennaio lasciando che la situazione precipitasse. Anche noi vorremmo sapere perché della Roma, la nostra Roma, si decida a migliaia di chilometri di distanza. Anche noi vorremmo sapere molte altre cose, del resto questa Roma è bravissima a mostrare il fianco ai detrattori a prescindere. Chi la vuole attaccare, non deve fare altro che aspettare, il peggio arriverà.

Al contrario, invece, noi vogliamo sapere cosa si farà per ricostruire una Roma degna del suo nome e della sua straordinaria tifoseria. Non vogliamo sentir parlare di numeri, ma di idee, chiare possibilmente, e soprattutto dell'intenzione di ricostruire e rilanciare, piuttosto che adeguarsi a una realtà diversa da quella frequentata nelle ultime cinque stagioni. C'è bisogno di un grande allenatore, si faccia anche l'impossibile per portarlo a Trigoria, convincendolo non solo con i soldi ma con la prospettiva di un progetto che sappia lusingare le ambizioni di un numero uno. C'è bisogno di una rifondazione della squadra e per farlo, quindi, di investimenti, se serve anche di una nuova ricapitalizzazione, oltre che dell'azzeramento di quasi tutte le scelte monciane che hanno fatto tanto in uscita, quasi niente in entrata. Fatelo. Perché lo stadio arriverà, ma nell'attesa c'è bisogno che ci ridiate la Roma. Non ci sono più appelli.