Genova per lui è una storia meravigliosa. Certo, sull'altra sponda, maglia Doria, ma tutto è cominciato lì, sotto la Lanterna, spesso in panchina al fianco di Giampaolo, poi sempre più protagonista a forza di gol e giocate che voi umani. Un'apparizione per il calcio italiano. Dove era sbarcato da sconosciuto o quasi, ma non per l'ex ds giallorosso Walter Sabatini che si sta ancora mordendo i gomiti per non averlo preso quando lo aveva già in mano, complice una mancanza di liquidità ma soprattutto la convinzione che non ci fosse nessun altro sulle tracce del ragazzo che arrivava dalla Repubblica Ceca. È arrivato con dodici mesi di ritardo in giallorosso. E non più per soli quattro milioni e rotti ma per una cifra moltiplicata per dieci, dopo un'estate in cui si era vestito del bianconero juventino prima di essere ripudiato dalla vecchia signora. E ora Patrik Schick si ripresenta proprio lì, nella sua Genova che ha scoperto nel primo anno di calcio italiano, così come il calcio italiano ha scoperto lui e il suo talento. Non giocherà titolare, Di Francesco è stato chiarissimo in questo senso, ma se fosse proprio lui l'uomo in più auspicato dal tecnico nella conferenza stampa di ieri, il talento in grado di creare quella superiorità numerica chiesta dall'allenatore per completare, ancora di più, una rosa che è già tanta roba? Basta vedere la panchina di oggi a Marassi pur perdurando l'assenza dell'olandese Karsdorp. La risposta è nel vento ci direbbe Bob Dylan, ma in questo caso ce la darà il campo. Da qui alla fine della stagione. Perché, toccando ferro, la speranza è che il ceco dopo questo avvio che definire tormentato è un esercizio di ottimismo, da oggi, nella sua Genova, diventi davvero l'uomo in più di una Roma che, pure senza il suo talento, è stata capace sin qui di alimentare un sogno.

Ha tutto per poterlo essere, a cominciare da un'età, ventuno anni, che fa rima con margini di miglioramento enormi. Anche se fin qui da queste parti lo abbiamo visto in campo solo per una manciata di minuti contro il Verona, i segnali del campione sono stati evidenti nella sua prima stagione italiana con la maglia della Sampdoria. Per capire le qualità, non solo in campo del ragazzo, sarebbe sufficiente sentire la sincerità delle parole con cui Daniele Pradè, oggi alla Samp ma vecchio cuore romanista, lo ha descritto a chi gli chiedeva un giudizio sul ragazzo: «È un talento fuori dal comune, la Roma con lui ha fatto un affare straordinario. Può diventare un numero uno. Il bello, poi, è che anche fuori dal campo è un ragazzo fantastico. È sempre stato al suo posto nel suo anno alla Doria e pure quando ha cominciato a segnare per poi tornare comunque in panchina, non ha mai detto una parola fuori posto. E poi ha un'età checonsente di immaginare quello che potrà essere tra tre-quattro anni, un fenomeno». Ecco, il fenomeno da queste parti lo abbiamo visto soltanto per pochissimo nel finale della sfida casalinga contro il Verona. Peraltro sarebbe stato meglio non vederlo dato che da quel momento ha avuto più confidenza con i fisioterapisti che con l'allenatore, tormentato da una fibrosi muscolare che ci ha messo una vita a scomparire.

Ora è pronto. O quasi. Per dare ulteriore corpo alle ambizioni di una Roma che ha bisogno di avere alternative offensive. Là davanti, il ceco può fare tutto. La seconda punta, l'esterno offensivo, l'attaccante centrale che può dare fiato e ossigeno a Dzeko. Anche se per quanto ci riguarda, non vediamo l'ora di vederlo in campo insieme al bosniaco. Certo, Di Francesco dovrà cambiare un po' la squadra che abbiamo visto e applaudito fino a questo momento, ma quei due, insieme, in attacco, possono costituire un'accoppiata da sogno. Tipo quella in cui Dzeko ha partecipato a Wolsfurbg quando giocava insieme a Grafite. Il club tedesco, con quei due, vinse il suo primo scudetto, sfruttando anche le capacità di Dzeko di sapere essere pure un numero dieci. Ora tocca a Schick. L'uomo in più di questa Roma, l'acquisto più costoso, quarantadue milioni di euro, nella storia del club giallorosso, il giocatore in grado di garantire quel talento necessario per sparigliare le partite che sembrano stregate. Nella sua Marassi, oggi, si sistemerà in panchina, ma non è detto che nel corso della partita Di Francesco non lo spedisca in campo, magari per far tirare il fiato al bosniaco che fin qui ha fatto gli straordinari. Ci sarà tempo, poi, per vederli insieme in campo. Se troveranno, e non abbiamo motivo di dubitarne, la chimica giusta, quei quasi quattro metri d'altezza insieme, potranno trasformare il sogno in realtà. Bentornato Schick, non ti resta che farci sognare.