Giri per Oporto con questo vento che scuote anche le querce e questa pioggia che ti entra ovunque e sembra quasi che anche il clima voglia dirti qualcosa, come se non dovessi aspettarti niente di buono dalla serata che verrà. Ma vale anche per loro, per i portoghesi, che stanno vivendo il momento più brutto dall'inizio della stagione, avendo perso con la Roma una lunga imbattibilità che durava addirittura da 26 partite (quando si dice la continuità di rendimento), e poi hanno perso anche il secondo classico stagionale col Benfica, lasciando ai rivali di sempre pure la vetta della classifica. E per questo saranno ancora più arrabbiati. Insomma, non ci si possono fare troppe illusioni: stasera nello stadio del drago ci sarà da battagliare e nessuno al momento riconosce alla Roma le qualità per poter fare una partita che a suo modo sarebbe storica. Non come quel Roma-Barcellona, per carità, neanche come quella firmata dall'Ajax ieri sera al Bernabeu, una banda di ragazzini che all'andata era stata punita per la sua irriverenza dal Real e che si pensava che al ritorno potesse squagliarsi di fronte all'armata madrilena.

Ma il calcio ti premia quando meno te lo aspetti se hai giocatori forti e un allenatore che ne sappia liberare tutte le potenzialità, proprio come accadeva a Roma qualche mese fa. E ora siamo di nuovo qui, a pensare a un'altra impresa, in una coppa che c'è stata parecchio amica in questi due anni. Di Francesco lo sa e continua a sperare, confida in uno stellone che da qualche mese sembra averlo abbandonato, o comunque l'ha illuminato a intermittenza. Non è sembrato sempre lucido nelle sue scelte, i risultati stanno lì a testimoniarlo. Eppure sembrava persino sereno ieri a vederlo nella sala stampa del do Dragao, affrontando la pattuglia di giornalisti in cui erano mischiati gli uomini che stanotte, se la partita andasse male, potrebbero per la prima volta girargli contro il pollice, aprendo per la Roma l'ennesima nuova stagione, quando questa sta per finire. Inutile parlare ancora dei fantasmi che aleggiano sulla testa del tecnico o dei cattivi pensieri che svolazzano in quella di Monchi.

Oggi non ci dev'essere altro spazio che per l'obiettivo della qualificazione. Conta poco il sistema, conterà molto come sarà interpretato. La Roma quest'anno è stata capace di tutto, tranne che andare a vincere di slancio partite realmente importanti, non per la posta in palio, ma per il valore dell'avversario. A scorrere l'elenco delle gare giocate viene in mente solo il derby d'andata, peraltro già cancellato da quello di ritorno. Manca la grande partita. L'occasione è lì, è adesso. Ci saranno anche 2500 tifosi a sostenere la speranza. Da quanto tempo non gioiscono più col cuore colmo di soddisfazione?