Rischia di diventare la partita più importante dell'anno e forse anche della carriera di Eusebio Di Francesco. Porto-Roma di questa sera, calcio d'inizio allo stadio do Dragao alle ore 20 locali, le 21 in Italia, non metterà in palio solo il passaggio del turno, che dopo il 2-1 dell'andata vede i giallorossi leggermente favoriti anche nei pronostici dei bookmakers (2,30 la quota media per i lusitani ai quarti, 1,55 quella per i romanisti), ma anche l'estemporanea credibilità della squadra allestita da Monchi con le direttive di Pallotta e Baldissoni, e allenata da un signore che si ritrova ancora una volta all'ultima spiaggia, dopo aver passato il guado già col Genoa e dopo il tracollo in Coppa Italia a Firenze.

Se la Roma stasera sarà fuori dalla Champions, seppur nella consapevolezza che il traguardo minimo della qualificazione agli ottavi era stato almeno in questa competizione comunque già raggiunto, i dirigenti procederanno ad un'altra rivoluzione, l'ennesima dell'era pallottiana. E dietro le quinte restano salde le figure di Paulo Sousa (mistero sulla sua presenza allo stadio stasera, ma a Difra non darebbe fastidio), di Ranieri, di Donadoni, di Panucci. Ma se, passando nelle porte girevoli, la squadra sbucherà (nuovamente) nel salotto buono delle prime otto del calcio europeo, allora forse la banda tumefatta dal derby e da altre inquietanti prestazioni in questo perenne ottovolante, magari troverà un po' di pace, e il traghettatore tanto citato in queste ore sarà ancora lui, Eusebio, l'araba fenice più resiliente che c'è: roba da riscrivere la storia dei miti greci.

Non è certo un grande classico del calcio europeo, ma è comunque una sfida che giochiamo per la sesta volta, con poche precedenti fortune. In questo senso il risultato dell'andata, persino stretto dopo il controllo della gara per 80 minuti su 90, ha rappresentato l'unica eccezione alla regola. Con i lusitani la Roma fino al 12 febbraio non aveva mai vinto, né aveva mai conquistato la qualificazione. Brucia ancora l'eliminazione ai preliminari dell'agosto 2016 con Spalletti in panchina, con quel pareggio autorevole conquistato al do Dragao e la brutta sconfitta al ritorno. Delle squadre che si affrontano stasera ci sono diversi superstiti: c'erano nel Porto Felipe, Corona, Casillas, Maxi Pereira, Alex Telles, Herrera, Danilo, Otavio, Sergio Oliveira e Adrian Lopez. Ivan Marcano, che la scorsa estate ha lasciato il Porto per la Roma, ha giocato entrambe le gare per intero. I giallorossi schieravano invece Juan Jesus, Perotti, Manolas, De Rossi, Dzeko e Fazio. Il Porto venne poi eliminato dalla Juventus (doppia vittoria, 1-0 in Italia, 2-0 in Portogallo con Bonucci rimasto sullo sgabello). Né conviene tornare alla Coppa delle Coppe del 1981, 2-0 all'andata in Portogallo, 0-0 al ritorno.

Un po' di conforto può arrivare dalla consapevolezza che le gare con cui il Liverpool lo scorso anno ha eliminato il Porto agli ottavi sono state senza storia (5-0 il totale aggregato), mentre la Roma ha fatto sudare gli inglesi in semifinale un po' di più. Aiuta anche il pensiero che sommando la sconfitta contro la Roma all'andata, il Porto è senza vittorie nelle ultime sei gare a eliminazione diretta di UEFA Champions League (un pareggio e cinque sconfitte). E nella sua storia il Porto ha passato il turno solo quattro volte su 20 dopo aver perso fuori casa all'andata. Mentre il bilancio della Roma agli ottavi è di tre passaggi e tre eliminazioni. Dopo aver eliminato Lione (2006/07) e Real Madrid (2007/08) ai primi due tentativi, è uscita contro Arsenal (2008/09), Shakhtar Donetsk (2010/11) e Madrid (2015/16), mentre la scorsa stagione ha battuto lo Shakhtar (1-2 riequilibrato e superato da Dzeko al ritorno). E in campionato i portoghesi sono nel loro momento peggiore, avendo lasciato lo scettro al Benfica proprio nello scontro diretto, perso in casa sabato 2-1. È un confronto tra depressi, insomma. Ne resterà soltanto uno.