"Core de sta città". Le parole hanno un valore, che spesso – complice forse l'abitudine – tendiamo a dimenticare. O, peggio ancora, a sottostimare. Questa volta no, non è possibile farlo. Perché quando arrivano i giorni importanti,quelli che indirizzano i destini, quelli dai quali è difficile poi staccarsi, bisogna scegliere da che parte stare. E anche le parole, soprattutto le parole, aiutano a scegliere. E anche a non scegliere. Salvo poi pentirsene. E sviluppare un sentimento che di sportivo ha ben poco, perché il sentimento dell'invidia non fa parte della fede calcistica. Un sentimento che, nei tanti anni in cui "gli invidiati" erano guidati dal loro figlio più grande, ha rasentato l'ossessione. Proprio verso quel figlio prediletto, perennemente al centro della loro vita, come nel peggiore degli incubi. E come nel sogno più brutto, la luce del condottiero invidiato, il più grande calciatore italiano del dopoguerra, metteva in risalto – come in un grottesco e doloroso contrappasso – l'inconsistenza di chi di volta involta veniva scelto come rivale di turno. Ma questo non aveva e non ha niente a che vedere con lo sport. È la vita e le scelte(non fatte) che hanno condannato i tifosi della Lazio a questo eterno supplizio. Roma-Lazio è tutta qui,nella possibilità data a tutti di scegliere da quale parte stare. E nella (nostra) goduria di sapere di stare dalla parte giusta. Oggi,anche queste scelte scenderanno in campo. E noi,saremo ancora lì. A petto in fuori. Con i nostri figli più cari e più forti a mostrare cosa significa essere "core de sta città", core de Roma.

La prima volta senza Totti,sì. Ma con Daniele De Rossi, ora scoperto e ammirato da tutti. Pure dagli svedesi. Ma sempre (e solo) nostro. Lui, la sua vena e tutte le duemila cicatrici sotto la barba (ricordatevele tutte,mi raccomando).Vicino a lui, Alessandro Florenzi, altro figlio di Roma. Altro romanista con il destino segnato da una fascia. Quella che raccoglierà quando Ddr deciderà che ne avrà abbastanza. Con Lorenzo Pellegrini, figlio prediletto ritornato a casa perché studiare da vicino la storia è meglio. Figuriamoci se ne sei parte. Una tradizione unica in Italia,invidiata da tutti. Figuriamoci da "quelli". Romano, romanista e capitano. Nel bene e nel male, da impazzire. Già, il campo. Lo stadio Olimpico, condiviso a forza da un'alternanza dettata dal calendario e dalla posizione geografica. Ma che, se potesse parlare, racconterebbe anche a chi non è di Roma le differenze tra scegliere di tifare e scegliere di gufare. Del resto, la differenza la vede ogni domenica. Tra il tifo "per " e il tifo "contro". Tra gli adoranti "Ti amo" e i castranti "Oh nooo". Oggi, lo Stadio Olimpico sarà pieno e traboccante di passione, perché oggi lo Stadio Olimpico è della Roma.

Marcello Venturi era uno scrittore realista. Sodale di Calvino e Vittorini, fece la seconda guerra mondiale, la Resistenza e poi, da partigiano bianco, scrisse i suoi ricordi. Uno di questi confluì nel libro "Dalla parte sbagliata". Raccontava la parabola di un uomo che per una serie di fortuite circostanze si trovava sempre al posto giusto al momento giusto. Ma che, puntualmente, prendeva la decisione peggiore,quella che l'evolversi degli eventi sentenzierà come "sbagliata". Chi vi ricorda? Nella storia del nostro calcio, per ben 146 volte gli opposti si sono fronteggiati, senza mai attrarsi. I colori di Roma da una parte, quelli della Grecia (!) dall'altra. E in tutte queste volte, l'uomo, il tifoso, è stato messo di fronte alla propria scelta. Mai dopo tredici turni di campionato si era giocata una stracittadina con una somma punti delle due squadre così alta. Quando le due squadre oggi scenderanno in campo, la Roma sarà in classifica sotto la Lazio. A dividerle un solo punto. Oltre che una posizione contro natura,è una rarità del nostro campionato. L'ultimavolta ci pensò Yanga-Mbiwa a rimettere le cose a posto.