Benvenuti a Roma. Non è il caloroso messaggio diretto a qualche turista bramoso di visitare e ammirare le bellezze cittadine né tantomeno il remake di una commedia transalpina di gran successo. Sin dagli albori il popolo romano si è contraddistinto per la sua premura nell'accogliere l'hostis,lo straniero. E allora cosa meglio di un benvenuto dipinto su tela bianca per salutare la tifoseria rivale. Il derby,si sa, non è stato né sarà mai una sfida capace di limitarsi alle risposte del terreno di gioco, ma qualcosa che caratterizza la quotidianità . È sfottò, genio e sregolatezza, immaginazione e spontaneità. Come una freddura e un sorriso. Per decenni gli striscioni son stati innocente arma bianca tinta di nero, di giallo e di rosso. Botta e risposta, autentici tormentoni: la massima espressione del campanilismo capace di colorare in lungo e in largo gli spalti. Bastavano un telo e della vernice, al limite dei pennarelli per dar sfogo alla creatività. Addirittura preparandoli sul posto. Oggigiorno, al netto delle limitazioni,gli albi e le istanze di richiesta da presentare con una settimana di anticipo in attesa di una eventuale risposta positiva, la sfida tra Roma e Lazio ha perso gran parte di questo spettacolo nello spettacolo. Una sorta di metateatro. Dallo "state fermi che ve contamo" per sottolineare la posizione di netta maggioranza fino ad un netto "Ciao…'Nvidiosi", passando per coreografia a tutta curva come "Lazio delenda est" e l'ultimo capolavoro "Figli di Roma,capitani e bandiere. Questo è il mio vanto che non potrai mai avere".

Veri e propri pezzi di storia che hanno resistito allo scorrere del tempo per restare nella mente di molti, pronti ad esser ricordati perché certe cose devono essere ricordate. Non in due giornate a stagione ma quotidianamente. In italiano, latino, inglese e romanesco. Per ribadire ulteriormente quanto nome, colori e simboli parlino chiaro. E siano a nostro favore. "Tutte le strade ve portano a Roma" recitava uno striscione di tanti anni or sono riprendendo un concetto esposto a gran voce e ripetutamente non solo dagli spettatori, ma anche da grandi attori. "Noi di Roma, voi di…ntorni", "Che ve se possa secca' lu raccolto", "Lupi sumus ceteri oves" e ancora i riferimenti alla serie cadetta. "Meglio un anno su Scherzi a parte che 11 su Chi l'ha visto", "B", Su de voi nun ce se po' conta'. Oggi ce sete domani chissà". Non esiste tifoso romanista incapace di elencarne dozzine a memoria,come un intimo rosario, come un devoto allo sfottò. "Pe nun favve sentì nostalgia de casa: muuu! Beeee! oink- oink", addirittura un interesse che va oltre il calcio per abbracciare la zoofilia. Si scherza, o forse non si scherza neanché un po'. Perché in fondo il derby è stato bello anche per questo, soprattutto per questo. Nonostante le difficoltà dei tempi che corrono certi ricordi sono impossibili da eliminare, come una domanda che da diverso tempo non ha ancora avuto una risposta degna."Voi che a romani vi atteggiate, perché Roma m...a cantate?".