Saremo degli inguaribili romantici. Quelli che ancora credono di sentire il profumo di un calcio che invece non c'è più, il calcio dell'olio canforato, del senso di appartenenza, dell'attaccamento alla maglia. Questo per dire che a noi almeno una cosa è piaciuta della disgraziata (eufemismo) trasferta in terra ceca al termine di novanta minuti che per il resto sono, se possibile, da cancellare dalla memoria. Qualcuno ci prenderà per pazzi, ma noi dell'amarissima notte di Plzen, ci porteremo dietro il ricordo di Kostas Manolas. Fischio finale, un'altra sconfitta, gli inevitabili e giusti fischi del settore occupato dai meravigliosi tifosi giallorossi perché non sarai mai sola, il greco che chiama i compagni per andare a prendersi quei fischi, i compagni che lo ascoltano a metà e rimangono a distanza, il greco, solo il greco, che si presenta da solo là sotto, guarda, ascolta, incassa. Dateci pure dei romantici, ma per noi è stato meraviglioso, un raggio di sole in una Roma per il resto avvolta da una nebbia che sembra non volerne sapere di alzarsi.

Quella notte col Barcellona

Non è la prima volta che il greco, arrivato alla quinta stagione con la maglia giallorossa, ci regala un'emozione forte come quella di Plzen. Come dimenticare, infatti, quell'esultanza dopo la capocciata vincente al Barcellona, quegli occhi spiritati, quel battersi con il pugno sul petto, quella corsa quasi tardelliana, quell'abbraccio con tutta la panchina e con un Olimpico che era letteralmente in delirio per un'impresa che nessuno aveva osato neppure immaginare? La prima firma su un senso d'appartenenza alla Roma che in precedenza non c'era mai stato. Anzi, in più di un'occasione si erano rincorse le voci di un greco poco sopportato dallo spogliatoio, poco propenso a sentirsi romanista, incapace di immaginarsi un futuro con la maglia giallorossa. Poi è cambiato tutto. Da quel no allo Zenit a cui peraltro aveva detto sì, al punto che era andato nelle stanze dei dirigenti giallorossi dicendo di non mettergli i bastoni tra le ruote alle sue ambizioni di andare a guadagnare soldi che avrebbero messo a posto anche le sue future generazioni, Manolas è diventato romanista come non lo era mai stato in precedenza, santificato e celebrato poi nell'indimenticabile notte con il Barcellona.

Un altro Manolas

Il greco è diventato un punto di riferimento per questa Roma. A Plzen ha indossato per la prima volta anche la fascia di capitano, dimostrando con quel gesto alla fine di avere il coraggio e il cuore di metterci la faccia, anche in uno dei momenti più negativi della sua esperienza in giallorosso. La sua trasformazione è stata tangibile anche in tutte le occasioni in cui è stato intervistato, dimostrando di essere nella Roma e di volerci continuare a rimanere (anche se poi sappiamo bene che le vicende di mercato sono assolutamente imprevedibili).