Di Francesco è finito nell'occhio del ciclone e la bufera è tutt'altro che passata. La squadra, o quanto meno parte di essa, non sembra reagire alle sue sollecitazioni. «Devo fare delle valutazioni», ha detto il tecnico dopo l'ennesima figuraccia di stagione della squadra. E di diversi giocatori, che ora più che mai sono finiti sul banco degli imputati. Anche per l'allenatore. Che li ha voluti, coccolati, aspettati, bacchettati e poi di nuovo coccolati per aspettarli ancora. Risultato? Passiamo a un'altra domanda.

Javier Pastore

Javier Pastore @Proietti

Era arrivato come stella - da tornare a far brillare - di un mercato almeno nell'immaginario collettivo (e neanche troppo) complicato da cessioni "eccellenti", vai a capire poi per chi. Ma Javier Pastore, che a parte due lampi di tacco (con Atalanta e Frosinone) in fotocopia e nella stessa porta, è un lontano parente di quello visto a Palermo e a Parigi. Dove giocava trequartista, come minimo, ma che aveva giurato di poter fare la mezzala e di poter e voler sfruttare le sue capacità aerobiche e il dinamismo, quello di una volta, che per ora non abbiamo visto. Perché Eusebio Di Francesco l'aveva voluto per avere maggiore qualità in un centrocampo che aveva segnato e fatto segnare molto poco. Eppure il Flaco, complice una condizione che non può che essere approssimativa visto il lungo stop per i problemi ai polpacci, ha deluso, soprattutto per la mancanza di mordente.

Patrik Schick

Patrik Schick @LaPresse

Impalpabile Pastore, troppo spesso, stesso vizio di Patrik Schick. Si è detto, in passato: ma non lo fa giocare mai. Risposta: forse c'era un motivo. Adesso, è poco più di un mese che manca Dzeko e il ceco ha teoricamente trovato continuità (quattro partite da titolare in campionato e due in Champions) ma la continuità non ha trovato il ceco. Quell'espressione un po' così, sempre uguale a se stessa, preoccupa non solo tutta Roma, ma - crediamo - anche tutta Trigoria. Tornerà in panchina presto, quando rientrerà il bosniaco, mister 42 milioni. Non andrà in prestito, assicura il club. L'ha preso con le buone, Eusebio, l'ha preso con le cattive, eppure la sua anima non è uscita. E adesso - lui e buona parte della piazza - si è stancato di studiare l'enigma di Schick. Il futuro farà come sempre chiarezza.

Ivan Marcano

Ivan Marcano @Proietti

A proposito di chiarezza, sembra lampante l'inadeguatezza di Ivan Marcano. Lo spagnolo era arrivato come "usato sicuro" ma al momento l'associazione di idee più gentile che richiama nell'ambiente è Hector Moreno, sarà anche perché i due condividono l'iniziale del cognome. Ma, insomma, Monchi con l'ex Porto è davvero a un passo dalla seconda toppa consecutiva nel reparto che forse evidenzia i maggiori limiti tecnici e tattici della squadra. Quando è stato chiamato in causa, lo spagnolo ha sempre deluso, sembra davvero troppo impacciato per essere uno con la sua esperienza internazionale e che ha vinto (il campionato in Portogallo) nell'ultima stagione.

Davide Santon

Davide Santon @Mancini

Chi non aveva affatto deluso appena arrivato, ma impacciato sta tornando, è Davide Santon. L'ex Inter e Newcastle aveva sorpreso tutti per affidabilità, aveva retto anche in partite in cui la squadra andava a corrente alternata. Ora sembra smarrito, come se avesse perso anche lui sicurezza. Di Francesco, che gli aveva dato fiducia e aveva trovato un esterno più esterno di Florenzi per una staffetta che non portasse il numero 24 a sforzi disumani, ora difficilmente lo riproporrà, specialmente per questo suo rendimento altalenante (una partita positiva, una negativa è quasi scienza), specialmente dopo le amnesie di Plzen, che, al di là delle letture difensive sbagliate, hanno dimostrato una mancanza di concentrazione e un timore disarmanti, e che seppure ininfluenti ai fini della qualificazioni sono state letali per l'esposizione della squadra all'ennesima pioggia di fischi.

Justin Kluivert

Justin Kluivert @Proietti

Poi ci sono due grattacapi sui quali, siamo certi, sia la società che il tecnico possono e vogliono lavorare per non disperdere altro patrimonio: Justin Kluivert e Luca Pellegrini. I due giocatori assistiti da Mino Raiola, infatti, hanno un pedigree di assoluto valore e garanzia. Hanno carattere, per alcuni versi anche troppo. Ma poi in campo fanno fatica a esprimerlo o non lo esprimono nel modo giusto. Kluivert è stato dosato, finora, ha raccolto applausi e fornito prestazioni interessanti, alternate però a giornate storte nelle quali il motore girava a mille e il volante era fuori controllo. Caratterino, si è detto e scritto, padre chiacchierone, colore dei capelli troppo cangiante. A Di Francesco non interessa nulla di questo, ma vuole risposte, perché Kluivert di talento ne ha e se l'è pure venduto. È il tempo che stringe e il treno che va veloce e va preso in corsa.

Luca Pellegrini

Luca Pellegrini @Mancini

Di corsa è tornato ad andare Luca Pellegrini, che dopo la settimana degli esordi in Campionato e Champions, ha avuto la chance dall'inizio a Empoli e la conferma con la Spal, dove è stato ingenuo, forse per strafare, nell'episodio del rigore che ha spianato la strada ai ferraresi per vincere a Roma. Dopo l'infortunio alla caviglia, che ne ha spezzato per fortuna solo il ritmo partita, Pellegrini è tornato come ala sinistra (sì, proprio da ala) a Cagliari nella sciagurata serata della rimonta rossoblù, poi i 9 minuti di Plzen, ancor più sciagurati, nei quali ha collezionato due cartellini gialli e si è "guadagnato", con i suoi 19 anni, il record del più giovane romanista di sempre espulso in Champions League, togliendo il primato a De Rossi e Scurto (avevano 20 anni entrambi). Già in altre occasioni, in stagione, si è lasciato andare ad alcuni comportamenti che chi vive uno spogliatoio sa bene non è il caso che si ripetano. Exploit questi, ma soprattutto quello in Repubblica Ceca, che non sono piaciuti nemmeno a molti tifosi, ma Pellegrini ha tutto il tempo di ripensare ai suoi errori e va addirittura tutelato. E la Roma lo sa. Come Kluivert, del resto. Insomma, andiamoci piano, con la convinzione che sia necessario fermarsi, possibilmente superare il momento di fragilità collettivo, e rimboccarsi le maniche. E ricaricarsi, per quanto possibile, in attesa di rivedersi domani a Trigoria per preparare una partita, l'ennesima, fondamentale. Questa volta soprattutto proprio per Di Francesco.