«Un anno splendido in compagnia di un grande allenatore ma soprattutto di una persona meravigliosa»: è la sintesi che fotografa il ricordo di Gigi Radice da parte dei suoi ex giocatori alla Roma. Un anno indimenticabile. Per tutti. Sapendo oltretutto che sarebbe stato soltanto uno perché Ottavio Bianchi doveva soltanto far trascorrere la stagione conclusiva del suo contratto con il Napoli. Un anno che Giuseppe Giannini ricorda con un pizzico di nostalgia: «Radice fu lo splendido condottiero di una Roma che andava in campo con il cuore. Era una persona che ti contagiava, un grande motivatore. Ricordo che negli spogliatoi, prima di entrare in campo, tutti i giocatori dovevano dargli una testata in fronte. E lui spesso entrava sul terreno di gioco con la fronte tutta arrossata. Riuscì a creare un grande gruppo. Eravamo costretti a giocare al Flaminio per la ristrutturazione dell'Olimpico ma con i tifosi si creò un feeling straordinario. Quando vincemmo da ospiti contro la Lazio, era felicissimo di aver regalato quella gioia al nostro pubblico. E i tifosi, come tutti noi giocatori del resto, volevamo bene a Radice».

Anche Stefano Desideri ha un ricordo incancellabile di quella stagione: «È stata un'annata meravigliosa. Grazie a lui che era sì l'allenatore ma era capace anche di essere il fratello maggiore di tutti noi. Mi trovai alla grande con Radice. Con  lui ho probabilmente giocato la mia miglior stagione, feci la bellezza di dieci reti, una decisiva anche alla Juventus. E per lui, ex granata, quella vittoria significò una doppia gioia. Eravamo tutti con lui. Quando c'erano i pranzi tutti insieme, lui si sedeva con la squadra, era uno di noi. Una persona di cui ho un ricordo fantastico. Un grande a cui ho voluto bene. Il passaggio da Radice a Bianchi fu complicato proprio perché ci ritrovammo con un tecnico che parlava pochissimo. La sua Roma sapeva accendere i cuori della gente. E Radice ne era rimasto conquistato».

Al punto che alla fine di quel campionato, si era convinto che sarebbe rimasto lo stesso, anche se sapeva già dall'inizio che per lui quell'esperienza sulla panchina della Roma sarebbe durata lo spazio di un solo anno. Come lo sapeva anche Ruggiero Rizzitelli: «Una persona magnifica, un grandissimo motivatore, quella Roma non era il massimo ma in quella stagione riuscimmo a regalare emozioni e vittorie. I tifosi lo amavano e lui amava Roma e la Roma. Ne era stato conquistato. Alla fine dell'anno era convinto di rimanere. Pensate che a campionato concluso a noi giocatori ci chiamava il suo vice, Cazzaniga, per dirci di telefonargli per convincerlo a firmare per un'altra squadra. Lo voleva la Fiorentina ma lui non firmava perché voleva rimanere alla Roma. Di lui ho un ricordo meraviglioso». A posteriori si può dire peccato che sia rimasto soltanto un anno. Ma non si poteva fare altrimenti come ci ha ricordato Ettore Viola: «Papà aveva firmato un contratto con Ottavio Bianchi, sapevamo tutti che Radice sarebbe rimasto un anno. Ferlaino però non liberò il suo allenatore e prese Radice. Che si dimostrò un allenatore all'altezza. Papà lo prese in simpatia, era una persona corretta, colta e che sapeva fare il suo lavoro».