«Tiene mucho futbol». Disse così, el senor Monchi, quando prese Steven Nzonzi al Siviglia, costo dieci milioni di euro. Quel concetto, «tiene mucho futbol», lo ha ribadito anche nell'agosto scorso, alla presentazione del francese che ha voluto ricomprare per la Roma nella convinzione che il «polpo», come è stato soprannominato in Spagna, fosse l'uomo giusto per la sua prima, vera, Roma. Giusto, solo che finora tutto aveva fatto meno che confermarlo con una certa continuità. Almeno fino a Mosca. Dove il francese dalla faccia malinconica e la falcata lunga, è tornato Nzonzi, quello che davvero «tiene mucho fubol».

Finalmente il polpo

La partita a Mosca può essere sul serio la svolta della carriera in giallorosso del centrocampista francese. Contro il Cska per lunghi tratti della sfida, è sembrato davvero un muro invalicabile davanti alla difesa, sempre nel cuore dell'azione. Ribadendo quel senso tattico che gli è stato sempre riconosciuto, giocando perfettamente sulle linee di passaggio, ma soprattutto mettendo sempre i suoi piedoni al posto giusto nel momento giusto. In sostanza non crediamo di dire un'eresia, sostenendo che a Mosca si è visto il miglior Nzonzi stagionale, cioè il giocatore che Monchi aveva voluto a tutti i costi, ricomprandolo per circa ventisei milioni nella consapevolezza che potesse essere il giocatore ideale per dare una sistemata al reparto dei centrocampisti. A conferma dell'ottima prestazione del francese c'è tutta una serie di numeri a sottolinearlo. Dunque: ha effettuato 52 passaggi, 47 sono andati a buon fine per una percentuale che supera il novanta per cento; ha recuperato 12 palloni, altri due li ha intercettati; ha vinto quattro contrasti vincendo 9 duelli su 14 affrontati; ha giocato complessivamente 69 palloni, terzo giallorosso alle spalle dei soli Kolarov (85) e Fazio (75).

Ma tutti questi numeri non danno fino in fondo la sostanza della partita disputata dal francese. Anche come personalità, roba che fin qui si era vista soltanto a tratti. Non sappiamo voi, ma a noi, per esempio, non è passato inosservato il gesticolare in campo del giocatore, indicando posizioni e geometrie ai suoi compagni. E forse questo è il dato più interessante per certificarne il costante miglioramento e, anche, l'inserimento, in una squadra con compagni con cui appena tre mesi fa non aveva mai giocato. Di Francesco in precedenza lo aveva provato anche come intermedio di centrocampo, ma da quando il tecnico ha virato verso il quattro-due-tre-uno, il francese gli ha dato le risposte migliori ribadendo come il ruolo in cui può esprimere meglio le sue qualità sia quello di mediano davanti alla difesa. Da solo o in coppia, per il francese non è un problema.

In attesa che rientri De Rossi con cui peraltro ha dimostrato di poter giocare nonostante un legittimo scetticismo, c'è da notare come Di Francesco lo faccia giocare in coppia o da solo a seconda del giocatore che gli schiera a fianco. Forse qualcuno non lo avrà notato, ma con Cristante come compagno al fianco, il quattro-due-tre-uno difranceschiano lo è nel senso più pieno dei numeri. Al contrario, come a Firenze per esempio, se la scelta degli altri due centrocampisti ricade su Lorenzo Pellegrini e Zaniolo, allora il modulo diventa un po' diverso tendendo più al quattro-uno-quattro-uno. Con l'obiettivo di non arretrare troppo Pellegrini che da quando si è scoperto trequartista sta dando ragione a tutti quelli che lo consideravano un prospetto di campione. In pratica si può dire che, un pezzo per volta, in attesa del ritorno di De Rossi, Di Francesco stia trovando il centrocampo, prima Pellegrini trequartista, ora Nzonzi mediano, con Cristante e Zaniolo che rappresentano due alternative in crescita.

Il Polpo privato

Non si vede e non si sente. Così rispondono a Trigoria quando gli si chiede qualcosa sullo Steven fuori dal campo. Viene descritto come un ragazzo di pochissime parole, molto riservato, tutto meno che giocherellone, estremamente professionista, cosa che gli ha garantito il rispetto di tutto lo spogliatoio. Nei primi tempi è stato De Rossi a facilitargli l'inserimento nella nuova realtà, la quarta della sua carriera, essendo cresciuto in Francia (papà congolese che lo segue sempre con grande attenzione), per poi proseguire la carriera in Inghilterra, quindi in Spagna con il Siviglia con cui ha vinto l'Europa League. Steven soffre per la lontananza dal figlio Hayden che vive in Inghilterra con l'ex moglie Linda. Qualche settimana fa, accompagnato dagli zii, Hayden è stato all'Olimpico a seguire il papà che, come può lo va a trovare in Inghilterra. Dove, l'estate scorsa, si diceva che avrebbe preferito tornare proprio per stare più vicino al suo erede. Ma alla fine la Roma e soprattutto Monchi lo hanno convinto all'avventura in giallorosso. Meno male si potrebbe dire se continuerà a giocare ai livelli di Mosca perché «tiene mucho futbol».