Si potrebbe raccontare come una vittoria in faccia a un uomo di potere, col sangue di Pellegrini in campo, in una città dove non avevamo mai vinto in competizioni Uefa (rimettendo in sesto le cose del girone in cui siamo stati presi per il Collum dagli arbitri) e via così d'epica e di furore rosso. Invece è stata una passeggiata, un affaccio turistico sul Bosforo, una visita andata e ritorno senza sporcarsi minimamente il bianco della nostra santa maglia.

Doveva essere battaglia, è stata accademia. Dovevamo passare attraverso le fiamme d'Oriente, abbiamo vinto da turisti occidentali con tanto di calamita per il frigo di casa. Meglio, molto meglio. Ma i sette gol agli Ottomani non devono sminuire troppo la prestazione della Roma. Anzi.

Prima della partita la paura c'era, eccome. Chi è romanista, chi non è attaccato ma attaccatissimo a questa coppa, chi ha un minimo senso di giustizia e di protezione verso la Roma, a questa partita ci era arrivato fastidiato per una posizione quasi surreale nel girone e sicuramente terrorizzato dall'idea di doversi giocare un passaggio del turno sacrosanto in 90' soltanto, in una città che da che mondo è mondo è caldissima, contro una squadra creata sicuramente nel laboratorio del potere ma anche per questo comunque tipo prima in classifica.

Se la Roma avesse perso ieri avrebbe sfigurato la sua stagione. Il pericolo era enorme. Un burrone all'improvviso in un cammino, invece, peraltro, pressoché solare, a tratti piacevole, assolutamente più che dignitoso fatto finora dalla squadra. Certo, la Roma di quest'anno, dopo un anno in cui ci sognavamo certe sensazioni di quasi-sicurezza, ci aveva dato non solo l'impressione ma già la prova di essere squadra che sa rischiare, che vuole osare, che non trema piuttosto prova, che il destino cerca di costruirselo piuttosto che subirlo in un angoletto; però sai com'è, era sempre una partita da dentro e fuori, vitale, per continuare in una coppa che non possiamo non volere con tutti noi stessi.

Insomma, una vigilia quasi da preghierina, è finita con i cori di osanna dei 700 romanisti nel settore che cantavano letteralmente Osanna e Alleluia agli "infedeli" turchi. Una presa di Costantinopoli eccetera. Si potrebbe pure raccontare così e come una vittoria in faccia al presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan mentre in campo scendeva il sangue sulla faccia di Lorenzo Pellegrini... Ma infatti se preferite raccontatela pure così. Perché mai come quella di ieri la vittoria della Roma è apparsa come una vittoria di diritto.